Articoli pubblicati in Aprile, 2008

Di questo schifo, che ci porta a pagare 5/10 volte tanto  ogni lavoro pubblico appaltato rispetto agli altri paesi europei, dobbiamo ringraziare i nostri amati politici.

Provate a pensare a quanto ammonti il giro di affari delle bustarelle dei NS amati politici.

Come mai di questo nessuno ne parla ? Come mai, non si analizzano le vite, le economie e le finanze, dei NS cari amati politici ? Come mai politici che sono stati assunti guidando una 500 fiat, dopo solo alcuni anni si muovono su “Mercedes” ultimo modello? (sto parlando di politici regionali, provinciali, e comunali)

Come mai un km di superstrada italiana ci costa 5 volte di più di una superstrada tedesca? Senza contare che dura molto, molto meno !!! …., chiamiamo imprese tedesche al posto di quelle del sud italia, che imperversano nel pubblico.

Serve una commissione ministeriale che controlli tutti i prezzi con i queli sono stati assegnati appalti edili, acquisti di materiale di cancelleria, acquisti di servizi.

Il famoso e vanaglorioso portale del turismo italiano è costato al a NOI, 45 milioni di euro.

ECCO I RESPONSABILI: Lucio Stanca ministro per l’Innovazione Governo Berlusconi da l’ inizio lavori nel novembre 2005. Il 9 marzo 2006 il ministro per l’Innovazione, Lucio Stanca, ha firmato un decreto che dispone uno stanziamento di (altri) 21 milioni di euro “per l’ulteriore evoluzione del portale nazionale del turismo”; Ministro Rutelli , presentazione del sito internet in inglese godetevene tutti:

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Il 18 Ottobre 2007 alle 19:20 Rutelli ci ripensa e dice: Italia.it o cambia o è meglio chiuderlo. Ragazzi….ma vi rendete conto hci e come gestiscono l’italia ? gente incompetente, incapace, che non ha neppure l’accortezza di studiare e verificare il prodotto che stanno pubblicizzando.

45 MILIONI DI EURO? E IL PORTALE ORA E’ DEFINITIVAMENTE CHIUSO? MA N’DO CAXZO SONO I 45 MILIONI DI EURO, SARANNO PURE IN QUELCHE BANCA DATO CHE NONCI SONO COSTI DI MATERIALE PER REALIZZARE UN PORTALE.

E’ IMPOSSIBILE AVER DILAPIDATO 45 MILIONI DI EURO DI STIPENDI PER DUE ANNI DI LAVORO, FOSSERO ANCHE STATI IN 100 PERSONE A LAVORARCI.

RECUPERIAMO I MILIONI DI EURO RESTANTI !! E’ UN DOVERE !!!

L’80 % dei lavori pubblici sono attribuiti senza verificare la capacita’ delle aziende interpellate. L’attribuzione avviene per lo più per conoscenza e vie “traverse”! il fenomeno di amplifica tanto più ci dirigiamo al sud.

Basta sottrarre denaro pubblico !

Si, denaro pubblico !!!! Perchè ? Perchè il denaro regalato ai NS politici non è regalato propriamente, ma pagato da noi. Cioè, il denaro versato al politico di turno, viene recuperato dai costi dell’appalto assegnato a prezzi più alti.

Quindi ogni appalto pubblico in Italia ci viene a costare almeno un 30% in più, quando non il 50% in più. Questi sono soldi rubati a noi tutti !! Soldi che andrebbero distribuiti a: pensioni(in italia veramente indecenti), studio, ricerca (senza la quale un paese come il ns senza ricchezze naturali può dare l’addio al mercato e alla produzione), incentivi per la ristrutturazione di imprese, etc.

TUTTI IN GALERA !!! SONO QUESTI POLITICI I VERI RESPONSABILI DI UN’ITALIA CHE ELEMOSINA CAPACITA’, GIUSTIZIA, CONCRETEZZA !

45 MILIONI DI EURO DIVISI PER 10.000 EURO A TESTA DESTINATI A PENSIONATI DA 500 EURO AL MESE, AVREMMO ALMENO AVUTO DEI PENSIONATI GRATI E FELICI, ANZICHE’ PAPPONI CHE SVERNANO ALLA MALDIVE CON I NS SOLDI !

……BASTA, HO IL VOMITO ! E COME ME CREDO MOLTI ITALIANI !

TUTTA QUESTA CLASSE POLITICA CHE CI HA PORTATO ALL’INFERNO SE NE DEVE ANDARE !!!!

QUANDO SENTO PARLARE LA BINDI, BERLUSCONI, VELTRONI, FINI E SOCI, VORREI UCCIDERMI !!!

L.N.

Dai bidelli agli onorevoli, un’Italia alla deriva.

Pubblicato da admin in data Aprile 28th, 2008

Dalle infrastrutture agli ordini professionali, dal turismo all’università. Privilegi intoccabili e tagli impossibili. 
Da Corriere.it >>

C’erano una volta le impiraresse che perdevano gli occhi a infilar perline, le filandine che passavano la vita con le mani nell’acqua bollente e le lavandere che battevano i panni curve sui ruscelli sospirando sul bel molinaro.

Ma all’alba del Terzo Millennio, al passo col resto del mondo che produceva ingegneri elettronici e fisici nucleari e scienziati delle fibre ottiche, nacquero finalmente anche in Italia delle nuove figure professionali femminili: le scodellatrici. Cosa fanno? Scodellano. E basta? E basta. Il moderno mestiere, per lo più ancora precario, è nato per riempire un vuoto. Quel vuoto lasciato dalle bidelle che, ai sensi del comma 4 dell’art. 8 della legge 3 maggio 1999, n. 124, assolutamente non possono dare da mangiare ai bambini delle materne. Detta alla romana: «Nun je spetta».

C’è scritto nel protocollo d’intesa coi sindacati. Non toccano a loro le seguenti mansioni: a) ricevimento dei pasti; b) predisposizione del refettorio; c) preparazione dei tavoli per i pasti; d) scodellamento e distribuzione dei pasti; e) pulizia e riordino dei tavoli dopo i pasti; f) lavaggio e riordino delle stoviglie. Scopare il pavimento sì, se proprio quel pidocchioso del direttore didattico non ha preso una ditta di pulizie esterna. Ma scodellare no. Ed ecco che le scuole materne e primarie, dove le bidelle (pardon: «collaboratrici scolastiche») sono passate allo Stato, hanno dovuto inventarsi questo nuovo ruolo. Svolto da persone che, pagate a parte e spesso riunite in cooperative, arrivano nelle scuole alle undici, preparano la tavola ai bambini, scoperchiano i contenitori del cibo, mescolano gli spaghetti già cotti con il ragù e scodellano il tutto nei piatti, assistono gli scolaretti, mettono tutto a posto e se ne vanno. Costo del servizio, Iva compresa, quasi un euro e mezzo a piatto. Mille bambini, 1.500 euro. Costo annuale del servizio in un Comune di media grandezza con duemila scolaretti: 300.000 euro.

Una botta micidiale ai bilanci, per i Municipi: ci compreresti, per fare un esempio, 300 computer. Sulla Riviera del Brenta, tra Padova e Venezia, hanno provato a offrire dei soldi alle bidelle perché si facessero loro carico della cosa. Ottocento euro in più l’anno? «Ah, no, no me toca…». Mille? «Ah, no, no me toca…». Millecinque? «Ah, no, no me toca…». Ma ve lo immaginate qualcosa di simile in America, in Francia, in Gran Bretagna o in Germania? (…) E sempre lì torniamo: chi, se non la politica, quella buona, può guidare al riscatto un Paese ricco di energie, intelligenze, talenti straordinari, ma in declino? Chi, se non il Parlamento, può cambiare le regole che per un verso ingessano l’economia sul fronte delle scodellatrici e per un altro permettono invece agli avventurieri del capitalismo di rapina di muoversi impunemente con la libertà ribalda dei corsari? (…)

Giorgio Napolitano ha ragione: «Coloro che fanno politica concretamente, a qualsiasi schieramento appartengano, devono compiere uno sforzo per comprendere le ragioni della disaffezione, del disincanto verso la politica e per gettare un ponte di comunicazione e di dialogo con le nuove generazioni ». Ma certo questa ricucitura tra il Palazzo e i cittadini, necessaria come l’ossigeno per interrompere la deriva, sarebbe più facile se i partiti avessero tutti insieme cambiato quell’emendamento indecente infilato nell’ultimo decreto «milleproroghe» varato il 23 febbraio 2006 dalla destra berlusconiana, ma apprezzato dalla sinistra. Emendamento in base al quale «in caso di scioglimento anticipato del Senato della Repubblica o della Camera dei Deputati il versamento delle quote annuali dei relativi rimborsi è comunque effettuato». Col risultato che nel 2008, 2009 e 2010 i soldi del finanziamento pubblico ai partiti per la legislatura defunta si sommeranno ai soldi del finanziamento pubblico del 2008, 2009 e 2010 previsto per la legislatura entrante. Così che l’Udeur di Clemente Mastella incasserà complessivamente 2 milioni e 699.701 euro anche se non si è neppure ripresentata alle elezioni. E con l’Udeur continueranno a batter cassa, come se fossero ancora in Parlamento, Rifondazione comunista (20 milioni e 731.171 euro), i Comunisti italiani (3 milioni e 565.470), i Verdi (3 milioni e 164.920). (…)

E sarebbe più facile se i 300 milioni di euro incassati nel 2008 dai partiti sulla base della legge indecorosa che distribuisce ogni anno 50 milioni di rimborsi elettorali per le Regionali (anche quando non ci sono), più 50 per le Europee (anche quando non ci sono), più 50 per le Politiche alla Camera (anche quando non ci sono: quest’anno doppia razione) e più 50 per le Politiche al Senato (doppia razione) non fossero un’enormità in confronto ai contributi dati ai partiti negli altri Paesi occidentali. (…) Certo che ha ragione Napolitano, a mettere in guardia dai rischi dell’antipolitica. Ma cosa dicono i numeri? Che la legge attuale, che nessuno ha voluto cambiare, spinge i partiti a spendere sempre di più, di più, di più. Per la campagna elettorale del ’96 An investì un milione di euro e fu rimborsata con 4, in quella del 2006 ne investì 8 e ne ricevette 64. E così tutti gli altri, dai diessini ai forzisti. Con qualche caso limite come quello di Rifondazione: 2 milioni di spese dichiarate, 34 incassati. Rimborsi per il 2008? C’è da toccar ferro. (…) «Un fantastilione di triliardi di sonanti dollaroni». Ecco a parole cos’hanno tagliato, se vogliamo usare l’unità di misura di Paperon de’ Paperoni, dei costi della politica. A parole, però. Solo a parole. Nella realtà è andata infatti molto diversamente.

 
 

E si sono regolati come un anziano giornalista grafomane che stava anni fa al Corriere della Sera e scriveva ogni pezzo come dovesse comporre un tomo del mitico Marin Sanudo, il cronista veneziano che tra i 58 sterminati volumi dei Diarii e i 3 delle Vite dei Dogi e il De origine e tutto il resto, riuscì a riempire l’equivalente attuale di circa 150.000 pagine. Quando il vecchio barone telefonava in direzione per sapere della sua articolessa, il caporedattore sudava freddo: «Tutto bene il mio editoriale, caro?». «Scusi, maestro, dovrebbe tagliare 87 righe». «Togliete gli asterischi». Questo hanno fatto, dal Quirinale alle circoscrizioni, nel divampare delle polemiche sulle spese eccessive dei nostri palazzi, palazzetti e palazzine del potere: hanno tolto gli asterischi. Sperando bastasse spargere dello zucchero a velo per guadagnare un po’ di tempo. Per tener duro finché l’ondata d’indignazione si fosse placata. Per toccare il meno possibile un sistema ormai così impastato di interessi trasversali alla destra e alla sinistra da essere diventato un blocco di granito. (…)

Almeno una porcheria, i cittadini italiani si aspettavano che fosse spazzata via. Almeno quella. E cioè l’abissale differenza di trattamento riservata a chi regala soldi a un partito piuttosto che a un’organizzazione benefica senza fini di lucro. È mai possibile che una regalia al Popolo della Libertà o al Partito democratico, a Enrico Boselli o a Francesco Storace abbia diritto a sconti fiscali fino a 51 volte (cinquantuno!) più alti di una donazione ai bambini leucemici o alle vittime delle carestie africane? Bene: quella leggina infame, che avrebbe dovuto indignare Romano Prodi e Silvio Berlusconi e avrebbe potuto essere cambiata con un tratto di penna, è ancora là. A dispetto delle denunce, dell’indignazione popolare, delle promesse e perfino di una proposta di legge, firmata a destra da Gianni Alemanno e a sinistra da Antonio Di Pietro. Proposta depositata in un cassetto della Camera e lasciata lì ad ammuffire. Ma se non ora, quando?

Sergio Rizzo Gian Antonio Stella

Rifiuti Tossici in Campania: alcune cose da vedere !

Pubblicato da admin in data Aprile 28th, 2008

Rifiuti tossici in Campania - reportage

 

La verità sull’emergenza rifiuti in Campania

 

Emergenza Rifiuti: c’è chi dice no!

E’ necessario un ritorno dei tecnici al governo e nei punti strategici dell’università, ricerca e pianificazione dello sviluppo.

Professionisti che possano sviscerare i problemi e prendere decisioni inerenti le reali problematiche sociali e infrastrutturali. Al contrario dei raccomandati e corrotti che muoveranno esclusivamente verso i loro beneffattori.

Questa è l’Italia di provincia, fallita, collusa e marcia sin dalle fondamenta.

E i magistrati temporeggiano se non …..ingrassano!  Insieme agli amici politici di turno: vedi Alitalia, usata proverbialmente per parcheggiare amici, parenti, votanti, con perdite secche di un milione di euro al giorno da circa quattro anni !

N.L.

Come eliminare il traffico dei rifiuti tossici.

Pubblicato da admin in data Aprile 27th, 2008

I colpevoli dell’avvelenamento della Campania, sono  i politici, questori e prefetti che dal ‘90 ad oggi hanno lasciato che la Campania divenisse discarica dell’Italia !!! 

Oltre che dei Campani (naturalmente) che non hanno mai denunciato e protestato mentre gli veniva avvelenata la loro terra.

L’indecenza degli industriali del nord che si liberano delle scorie a prezzi 10, 20 volte minori rispetto allo smaltimento ufficiale, è vomitevole. Questi se scoperti devono essere messi in galera con le stesse colpe di chi avvelena materialmente.

Sono necessari:

1) Catasto delle industrie chimiche e potenzialmente dannose, con un reparto speciale delle forze di polizia preposto al controllo delle scorie: settimanalmente !!!!

2) Commissione tecnica per bonifica della campania (anche se ci vorranno 50 anni)

3) Presidi militari in tutta la regione Campania con controlli di autocarri, tir, autobotti e quant’altro.

4) Pene severe e minimo 10 anni di carcere per ogni responsabilità accertata. (per chi commissiona e per chi agisce)

Parlamentari di Merda, cominciate a fare qualcosa di decente oltre che guadagnare 400.000 euro all’anno esentasse.

L.N.

Mafia=Parassitismo
Mafia=Ignoranza
Mafia=Incapacità
Mafia=Vergogna
Mafia=Involuzione
Mafia=Inciviltà
Mafia=Arretratezza
Mafia=Cappio Sociale
Mafia=Spocchiosità
Mafia=Viltà
Mafia=Codardia
Mafia=Bestialità
Mafia=Stupidità
Mafia=Ladrocinio
Mafia=Soprusi
Mafia=Affossamento
Mafia=Ottusità
Mafia=Terzo Mondo
Mafia=Povertà
Mafia=Meschinità
Mafia=Servilismo

Possibile che nel 2008 dobbiamo avere tra le palle individui ignoranti spesso analfabeti, parassiti della peggior specie che con una pistola in mano distruggono e cambiano il senso della vita a generazioni di imprenditori italiani ?

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E i nostri parlamentari cosa fanno?  Ma che cazzo di paese è questo?

Avere una pistola in mano rende importanti? Rende grandi? Rende temibili ?

Oppure anche un bimbo di 5 anni con una pistola in mano può fare ciò che fa un mafioso.
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Avere una pistola non rende grandi. Non averla, decidere di non usarla rende grandi, importanti, coraggiosi.

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Aiutare chi ha bisogno, i propri simili, rende grandi importanti e degni di essere definiti uomini.

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I predatori allo stato animale si comportano come i mafiosi: uccido per vivere. Ma questi sono animali!  Gli uomini chi e cosa devono fare? Chi e cosa diventare?
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In un paese degenerato socialmente in cui l’onestà è un fardello e non una virtù; dove corruzione si confonde con produzione e schiavitù con lavoro, riusciremo ad insegnare ai nostri figlia che essere uomini “non passa” dal possedere una pistola?

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lettera al figlio: leggi >>

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Fatti non foste a viver come bruti ma per seguire virtude e canoscenza, disse Dante nel 1320 circa.

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L’ignoranza, l’incapacità di relazionare e crescere individualmente porta all’annullamento della ragione: Bestialità e terrore.

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Mafia è l’anti-vita, l’anti-società, l’anti-coscienza. Un Delirio di onnipotenza grottesco e dannoso per la popolazione in tutte le attività umane. La Mafia concede, come si concede un’elemosina, aiuto sporadico, demagogico, semplicemente per strappare approvazione per poi strangolare la società nella quale prospera.

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Quello che la mafia ti concede subito illudendoti, te lo toglie  nel tempo, irrimediabilmente. Strangola le società e le devasta alla radice. Un meccanismo che implica malaffare, parassitismo, spregio del rispetto personale, dell’individuo, dell’impresa non solo come volano economico e ricchezza ma soprattutto disprezzo per una struttura che non necessita  della mafia per sopravvivere: questo è, per la criminalità organizzata,  inacettabile. E’ preferibile la morte di un territorio che organismi indipendenti e autonomi.

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La Mafia Uccide Non Solo le Persone,  anche il Territorio!

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Cari Politici, quando queste parole e questi concetti verranno spiegati e passati in TV attraverso campagne sociali specifiche?  Sono necessarie!!!

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Cari parlamentari, state sperando che il culo di una velina riconduca alla vita sana ? Ad un’imprenditoria capace? Che le tette di una pornostar riconciglino la vita e l’economia del paese?  * Bagaglinari, Vergognatevi!

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Testimonial Importanti devono spiegare agli italiani cose che spesso paiono evidenti, ma che non lo sono per tutti.

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Anche solo il 10% della popolazione che aderisce al concetto di vita mafioso, rende una paese invivibile e lo fa retrocedere di diritto tra i paesi del terzo mondo, dove infatti ormai l’Italia si trova. * dal bagaglino

L.N.

«Per l’alta sofferenza, il disordine e il degrado in cui sono costretto a vivere»

 corriere.it >>  

CAPACCIO-PAESTUM (SALERNO) - «Gli italiani sono incivili»: con questa motivazione un medico ha avviato una singolare iniziativa giudiziaria, chiedendo i danni allo Stato per «rifarsi una vita». Vincenzo Barlotti, medico chirurgo di Capaccio Scalo in servizio nell’ospedale «San Luca» di Vallo della Lucania, ha depositato un esposto alla procura della Repubblica di Salerno nel quale si chiede al comune di Capaccio, alla Regione Campania e allo Stato Italiano un risarcimento di 2 milioni di euro «per l’alta sofferenza, il disordine e il degrado in cui sono costretto a vivere».

LA MOTIVAZIONE - Il risarcimento milionario, spiega ancora il medico 56enne nell’esposto, dovrebbe servire per «iniziare una nuova vita per me e i miei familiari in un altro paese dove vige un modo di vita consono alla mia visione della società». «Il senso civico del nostro paese è ormai ai minimi storici - afferma Barlotti - l’esposto è una provocazione, ma fino a un certo punto. I fatti degli ultimi tempi, dall’emergenza rifiuti a tutto il resto, sono solo il sintomo di un malcostume diffuso che non può essere più tollerato. Nel nostro paese esiste una atavica maleducazione, favorita da tolleranza e permissivismo, se non proprio malafede. Spero con tutto il cuore che le cose possano cambiare, ma sono sempre pessimista».

26 aprile 2008

CENSIS - Italia Poltiglia Sociale

Pubblicato da admin in data Aprile 26th, 2008

Il Rapporto Annuale 2007 - XLI Rapporto sulla situazione sociale del paese

Per uscire dall’attuale stato di “poltiglia” sociale dobbiamo puntare sulle tante minoranze attive nella economia, nella società e nelle scienze.

In continuità con gli ultimi anni il Censis conferma una sequenza positiva di lungo periodo (dal rifiuto dell’ipotesi del declino, alla patrimonializzazione, dalla individuazione di schegge di vitalità economica fino al piccolo silenzioso boom descritto lo scorso anno).

Oggi si può confermare una visione positiva: sia perché cresce nelle imprese la qualità delle strategie competitive (di nicchia, di offerta sul mercato del lusso, di lavoro su commessa, ecc.); sia perché si va allargando la base territoriale dello sviluppo; sia perché abbiamo finalmente anche noi dopo decenni alcuni importanti big-players. Ed è una visione positiva che sembra poter superare anche le turbolenze finanziarie addensatesi negli ultimi mesi.

Tuttavia, le dinamiche di sviluppo in atto restano dinamiche di minoranza, che non filtrano verso gli strati più ampi della società. Lo sviluppo non filtra sia perché non diventa processo sociale, sia perché la società sembra adagiarsi in un’inerzia diffusa, una specie di antropologia senza storia, senza chiamata al futuro.

Una realtà sociale che diventa ogni giorno una poltiglia di massa; impastata di pulsioni, emozioni, esperienze e, di conseguenza, particolarmente indifferente a fini e obiettivi di futuro, quindi ripiegata su se stessa. Una realtà sociale che inclina pericolosamente verso una progressiva esperienza del peggio. Settore per settore nulla quest’anno ci è stato risparmiato: nella politica come nella violenza intrafamiliare, nella micro-criminalità urbana come in quella organizzata, nella dipendenza da droga e alcool come nella debole integrazione degli immigrati, nella disfunzione delle burocrazie come nello smaltimento dei rifiuti, nella ronda dei veti che bloccano lo sviluppo infrastrutturale come nella bassa qualità dei programmi televisivi.

Viviamo insomma una disarmante esperienza del peggio.
Tanto che, quasi quasi al termine poltiglia di massa si potrebbe (con eleganza minore) sostituire il termine più impressivo di “mucillagine”, quasi un insieme inconcludente di “elementi individuali e di ritagli personali” tenuti insieme da un sociale di bassa lega.

Pertanto in una società così inconcludente appare difficile attendersi l’emergere di una qualsivoglia capacità o ripresa di sviluppo di massa, di “sviluppo di popolo” come si diceva una volta; e le offerte innovative possono venire solo dalle nuove minoranze attive, ovvero:

-   la minoranza che fa ricerca scientifica e innovazione tecnica è orientata all’avventura dell’uomo e alla sua potenzialità biologica;

-   la minoranza che, nella scia della minoranza industriale oggi rampante, fa avventura personale e sviluppo delle relazioni internazionali (si pensi ai giovani che studiano o lavorano all’estero, ai professionisti orientati ad esplorare nuovi mercati, agli operatori turistici di ogni tipo, ecc.);

-   la minoranza che ha compiuto un’opzione comunitaria, cioè ha scelto di vivere in realtà locali ad alta qualità della vita;

-   la minoranza che vive il rapporto con l’immigrazione come un rapporto capace di evolvere in termini di integrazione e coesione sociale;

-   la minoranza che si ostina a credere in una esperienza religio­sa insieme attenta alla persona e alla complessità dello sviluppo ai vari livelli;

-   e le tante minoranze che hanno scelto l’appartenenza a strutture collettive (gruppi, movimenti, associazioni, sindacati, ecc.) come forma di nuova coesione sociale e di ricerca di senso della vita.

Si tratta senz’altro di una sfida faticosa, che le citate diverse minoranze dovranno verosimilmente gestire da sole. Ma sfida desiderabile, per continuare a crescere forse anche con un po’ di divertimento; sfida realistica, perché non si tratta di inventare nulla di nuovo ma di mettersi nel solco di modernità che pervade tutti i Paesi avanzati.

poltiglia.it >>

Paolo Borsellino. Una vita contro la mafia - Leone Zingales

Pubblicato da admin in data Aprile 15th, 2008

Leone Zingales, cronista palermitano che da oltre vent’anni si occupa di inchieste sulla criminalità organizzata, rivisita, attraverso percorsi diversi, la vicenda umana e professionale del Procuratore Aggiunto di Palermo, Paolo Borsellino, fino alla vigilia di quel tragico epilogo del 19 luglio 1992.Attraverso la testimonianza dei due magistrati che ne hanno condiviso, in due fasi diverse del suo lavoro di magistrato, l’impegno quotidiano: Giuseppe Di Lello, già componente del “pool antimafia” guidato negli anni Ottanta da Antonino Caponnetto; e Antonio Ingroia, al suo fianco alla Procura di Marsala prima e a quella di Palermo poi, e ritenuto l’”allievo” per eccellenza di Borsellino.

Attraverso i passaggi e i risvolti della polemica nata dall’articolo di Leonardo Sciascia sui ‘Professionisti dell’antimafia’ (”Corriere della Sera”, gennaio 1987) e alcuni degli innumerevoli interventi del giudice Borsellino nelle audizioni al Csm, oltre che nei dibattiti e negli incontri con le scuole.

E ancora il carteggio inedito con Antonia Setti Carraro (mamma di Emmanuela, giovane moglie del generale Carlo Alberto dalla Chiesa, uccisa il 3 settembre 1982 a Palermo).

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Infine, il Borsellino più privato, raccontato da immagini tratte dall’album di famiglia, ma soprattutto dal figlio Manfredi, oggi funzionario di Polizia, non senza la fatica che certo pudore comporta.

Perchè la mafia ha vinto (1861-2008) - Nicola Tranfaglia

Pubblicato da admin in data Aprile 14th, 2008

 Classi dirigenti e lotta alla mafia nell’Italia unita. Di Nicola Tranfaglia

A prima vista il titolo di questo libro è l’amara constatazione di chi ha seguito, nell’ultimo trentennio, la lotta che le classi dirigenti italiane hanno condotto contro l’espansione del fenomeno mafioso nel Mezzogiorno e nell’Italia intera.
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C’è stata, in questo periodo, un’oscillazione tra accantonamento della questione mafiosa e di tanto in tanto una stretta repressiva. Ma non si è tenuto conto che la mafia non è un episodio di delinquenza bensì un fenomeno sociale ed economico che si può sconfiggere soltanto se matura una nuova mentalità collettiva e si risolvono i problemi strutturali delle regioni meridionali.
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Fino a quando si pensa che, con la pur necessaria repressione di polizia e della magistratura, si possa vincere la mafia, si corre il rischio, ormai evidente, che sia la mafia a vincere il confronto, consolidando ed allargando il proprio potere reale. Ed è quello che accade oggi nel nostro paese.
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