Articoli pubblicati in Maggio, 2008

Banche da terzo mondo! Altro che europa….

Pubblicato da admin in data Maggio 9th, 2008
Comunicato Stampa del 5 Giugno 2007 - ADUC>>
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BANCHE ITALIANE: Costose, inefficienti e poco trasparenti.
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Roma, 5 Giugno 2007. Costose, inefficienti e poco trasparenti. Cosi’ potremmo definire le banche italiane che, nonostante le fusioni, sono ancora onerose, con scarsa capacita’ competitiva e poco trasparenti.
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Il quadro non lusinghiero ci e’ rappresentato dalla Commissione europea sul “retail banking” (servizi ai clienti e relativi costi), dall’Antitrust (il costo medio di un conto corrente italiano e’ in media di 182 euro a fronte dei 31 dell’Olanda, l’informazione e’ assente nel 66,6% delle banche sui costi dei bonifici, nel 31,9% per i bancomat, nel 57% per la carta di credito, nel 46.3% sugli assegni, nel 32,4% sulla domiciliazione), dal Fondo Monetario Internazionale (concorrenza monopolistica) e dallo stesso governatore della Banca d’Italia (la concentrazione bancaria non ha portato benefici ai risparmiatori).
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Un quadro desolante del sistema bancario italiano nonostante gli sforzi dell’Abi di coprirsi con la foglia di fico del progetto “PattiChiari”, che proprio chiari non sono.
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Primo Mastrantoni, segretario Aduc

La loggia degli affari

Pubblicato da admin in data Maggio 9th, 2008

di Peter Gomez e Marco Lillo

Parlamentari, generali, industriali. Uniti per dominare gli appalti in Calabria e pesare a Bruxelles. Per il pm è una cupola. Che minaccia le istituzioni come la P2

 Lorenzo Cesa

Non ci sono elenchi, officine, rituali di affiliazione. Anche i cappucci e grembiulini fin qui scoperti dai carabinieri sono pochi. Dei figli delle vedove si percepisce solo l’odore, l’ombra indistinta. Si vedono invece, e bene, gli appalti pilotati, le nomine di favore, i fondi pubblici distratti in Calabria con sistematica continuità. Per questo, quando il pm di Catanzaro Luigi De Magistris ha deciso di iscrive al registro degli indagati il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa, e un folto gruppo di generali, industriali e parlamentari, ha avuto pochi dubbi: per tutti il reato contestato è violazione della Legge Anselmi, la norma varata dopo lo scandalo P2 che punisce la costituzione di associazioni segrete. Secondo l’accusa non conta la formale iscrizione a un’obbedienza deviata, ma la volontà delle persone ora finite nel mirino della magistratura di condizionare le istituzioni e di turbare il corretto andamento della pubblica amministrazione. Così la cupola, o se preferite il presunto comitato d’affari, che per De Magistris da anni gestisce gare, soldi e nomine a Roma come a Catanzaro, grazie a coperture di massimo livello persino a Bruxelles, deve adesso fronteggiare quest’ipotesi di reato destinata a far discutere. Anche perché, mai prima d’ora, la Legge Anselmi era stata invocata contro chi non fa formalmente parte di un’organizzazione massonica.

All’orizzonte insomma si profila una dura battaglia. Da una parte il pm e dall’altra tutti gli altri. A partire dal deputato avvocato di Forza Italia, Giancarlo Pittelli, primo firmatario nella scorsa legislatura di una celebre proposta di modifica del codice di procedura penale che avrebbe di fatto reso impossibile qualsiasi indagine nei confronti della criminalità organizzata. Pittelli, in occasione di un accesso bancario sui suoi conti, ha già ricevuto un avviso di garanzia. Ma con lui e Cesa, secondo quanto ‘L’espresso’ è in grado di rivelare, sono sotto inchiesta pure il deputato Udc Pino Galati, il generale della Guardia di Finanza Walter Cretella, il consigliere di amministrazione di Finmeccanica ed ex deputato Dc, Franco Bonferroni.

Sono loro gli uomini della presunta cupola politico-affaristica della quale, secondo De Magistris, farebbero parte anche Fabio Schettini, già segretario del vicepresidente della Commissione europea, Franco Frattini; l’imprenditore legato alla compagnia delle Opere, Antonio Saladino, e l’ex consigliere Anas ed ex responsabile del Commissariato all’emergenza ambientale calabrese, Giovanbattista Papello. Ed è proprio partendo dagli 864 milioni di euro sperperati in Calabria negli ultimi dieci anni per costruire decine di depuratori e impianti per rifiuti poco funzionati o mai collaudati che il pm è arrivato ad ipotizzare l’esistenza di questa sorta di ’superloggia segreta’ specializzata nel controllo del denaro che scende a pioggia sull’asse Bruxelles-Roma-Catanzaro.

Perché, si è chiesto De Magistris, nonostante i capitali spesi, il mare è così sporco da aver costretto la Regione a scusarsi pubblicamente con i turisti? I carabinieri indagano e si convincono di trovarsi di fronte a una serie di gare truccate. Gli investigatori puntano l’indice contro il Commissariato per l’emergenza ambientale dove siede Papello, un ricchissimo manager iscritto ad Alleanza nazionale che in un armadio conserva un grembiulino, simbolo della sua iniziazione ai confratelli. Un testimone, titolare di un’impresa specializzata nella costruzione di depuratori, accusa: “Non mi hanno mai invitato alle gare e ho lavorato solo in sub-appalto perché sono fuori dal giro.Tutto ruota intorno ai rapporti tra imprenditori e politici. Quando si trattava di effettuare i conti con le società che mi affidavano i lavori mi facevano capire che avevano delle ‘altre spese’ ammontanti a circa il 4 per cento”. “Altre spese” ovvero tangenti che per il teste erano destinate ai politici che sponsorizzano le varie aziende.

I telefoni del Commissariato finiscono sotto controllo. Bastano poche settimane e gli investigatori mettono nel mirino una grossa impresa del nord cara a Pino Galati, Udc, in quel momento sottosegretario alle Attività Produttive nel governo Berlusconi: la Pianimpianti di Milano che, assieme ad altri colossi del riciclaggio rifiuti, ha vinto un appalto da 220 milioni di euro. Il vicepresidente è l’ex parlamentare parmigiano Franco Bonferroni, un amico di Pier Ferdinando Casini e di Romano Prodi, che nel 1993 ha visto la propria carriera politica stroncata da una brutta storia di tangenti. A quell’epoca lui e l’attuale segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa, ammisero, nell’ambito della stessa inchiesta, di aver incassato mazzette, ma dopo una condanna in primo grado, riuscirono a uscire puliti dal processo grazie a un cavillo procedurale. Bonferroni, il cui nome figurava in un elenco di massoni agli atti della commissione P2 (ma lui ha sempre smentito l’affiliazione), nella Pianimpianti è comunque solo il numero due. Il big boss è invece un giovane di Lamezia Terme, Roberto Mercuri, che per telefono parla spesso con Galati. Quando gli investigatori vanno a perquisire la società pensano quindi di fare un gran colpo. E invece niente. Le carte sono sparite. Una fuga di notizie ha compromesso il blitz. Solo per caso, i finanzieri scoprono 3,5 milioni di euro in contanti in una borsa nascosta dai familiari di Mercuri sotto i sedili di un treno diretto in Lussemburgo.

Istat, la metà degli italiani è ferma alla licenza media.

Pubblicato da admin in data Maggio 7th, 2008
Istat, la metà degli italiani è ferma alla licenza  media: Bassa anche la spesa per l’istruzione, al 4,4% del Pil contro una media Ue del 5,1%. E quella per i consumi culturali è al 6,9% contro la media Ue27 del 9,5%
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ROMA - Quasi la metà della popolazione italiana è ferma alla licenzia media. Lo attesta l’Istat, nella prima edizione del rapporto “Cento statistiche per il Paese”.
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Nel 2007 infatti il 48,2% della popolazione di età compresa tra i 25 e i 64 anni aveva conseguito come titolo di studio più elevato solo la licenza di scuola media inferiore.
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Nel contesto europeo l’Italia presenta al 2006 un valore dell’indicatore pari al 48,7%, che posiziona il nostro Paese in fondo alla graduatoria insieme a Spagna, Portogallo e Malta.
L’Unione Europea a 27 Stati membri presenta una media degli abitanti in possesso solo del titolo di scuola media inferiore pari al 30% ed è bilanciata da Paesi come la Repubblica Ceca, la Slovacchia e l’Estonia che presentano invece un basso livello di popolazione adulta che ha conseguito un livello di istruzione inferiore (10%).
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Per il Mezzogiorno l’Istat rileva inoltre un peggioramento: dal 2004 al 2007 le regioni del Sud hanno visto aumentare la popolazione in possesso della sola licenza media di 2,4 punti percentuali. Nell’analisi per regione emerge che Sardegna, Sicilia, Campania e Puglia presentano un maggior numero di abitanti fermi agli studi di scuola media inferiore, con quote intorno al 56-57%. Al Nord le situazioni in cui si rilevano le quote più elevate degli adulti che hanno conseguito solo la licenza media inferiore sono quella della provincia autonoma di Bolzano (52,6%) e della Valle d’Aosta (52,3%).
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Nel nostro Paese rimane elevato anche il tasso di abbandono scolastico: nell’anno scolastico 2005/06 la quota di giovani che ha lasciato gli studi al primo anno delle superiori, senza completare dunque l’obbligo formativo, è dell’11,1%. Forti ancora una volta i differenziali territoriali: è il Friuli-Venezia Giulia la regione con la quota di abbandoni più contenuta (6,2%) mentre i valori più elevati si rilevano in Sicilia e in Campania, dove rispettivamente 15 e 14 studenti su 100 non completano il percorso.
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Poco più del 75% dei giovani consegue un titolo di studio superiore, e pertanto il nostro tasso di scolarizzazione è inferiore a quello della media Ue27 (77,8%). Il miglioramento, comunque, c’è stato: +2,6% al Sud tra il 2004 e il 2007 e +4% al Nord. Quanto al passaggio all’università, si iscrivono a un corso poco più di 4 giovani su 10 diplomati (41,2%). Ma la tendenza è in crescita.
Mentre quella che si mantiene costantemente bassa è la spesa per l’istruzione: nel 2005, rileva l’istat, l’incidenza di questa voce sul Pil era pari al 4,4%, ampiamente al di sotto della media dell’Ue27 che era del 5,1% nel 2004.
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E’ bassa anche la spesa individuale degli italiani per la cultura: nel 2005, in media, è stato investito il 6,9% della spesa complessiva per i consumi finali, il 2,1% in meno rispetto all’anno precedente. I consumi culturali degli italiani sono decisamente inferiori non solo alla media dei paesi dell’Ue15 (il 9,6%), ma anche alle spese dei paesi di più recente adesione (9,5% per l’Ue27): nell’Unione Europea l’Italia si piazza al ventiduesimo posto.
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di SALVO INTAVAIA (7 maggio 2008)  Corriere.it >>

Nazione Indiana

Pubblicato da admin in data Maggio 7th, 2008

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Nazione Indiana oggi è : Gianni Biondillo, Francesco Forlani, Andrea Inglese, Helena Janeczek, Franz Krauspenhaar, Francesca Matteoni, Mattia Paganelli, Domenico Pinto, Orsola Puecher, Andrea Raos, Jan Reister, Massimo Rizzante, Marco Rovelli, Roberto Saviano, Piero Sorrentino, Antonio Sparzani, Maria Luisa Venuta. 

Ne hanno fatto parte :
Andrea Bajani, Sergio Baratto, Carla Benedetti, Benedetta Centovalli, Federica Fracassi, Gabriella Fuschini, Sergio Garufi, Jacopo Guerriero, Giovanni Maderna, Renzo Martinelli, Lea Melandri, Raul Montanari, Antonio Moresco, Giulio Mozzi, Sergio Nelli, Aldo Nove, Maria Pace Ottieri, Piersandro Pallavicini, Christian Raimo, Michele Rossi, Tiziano Scarpa, Éric Suchère, Giorgio Vasta, Piero Vereni, Dario Voltolini.
Il nome “Nazione Indiana” è stato trovato da Antonio Moresco. Il logotipo originale con le piume è stato disegnato da Giuseppe Genna.

Perché ci siamo chiamati Nazione Indiana
Perché ci piaceva l’idea di una nazione composta da molti popoli diversi, orgogliosamente diversi e orgogliosamente liberi di migrare attraverso le loro praterie intrecciando scambi e confronti, e a volte anche scontri.
Perché a un primo gruppo di scrittori e teatranti che si erano incontrati per un convegno e un libro dal titolo Scrivere sul fronte occidentale si sono poi aggiunti anche uomini di cinema e altri. Ma noi vorremmo che domani ci fossero anche musicisti, scienziati, persone che si occupano dei più svariati ambiti del sapere e della cultura e altri ancora che noi oggi non riusciamo neanche a immaginare.
Mentre la situazione attuale è che ciascuno viene relegato nel suo ruolo e nel suo campo e trova uno spazio solo se accetta di rimanere confinato entro questi limiti, delegando a specialisti e mediatori il compito di raffigurarlo e di collocarlo in una apposita nicchia preordinata, in un piccolo gioco chiuso e - a noi pare - senza futuro.
La rete ci permette invece di tornare a una economia di scambio da Nazione Indiana dove contano soprattutto le cose che facciamo - che ognuno fa a suo modo scegliendo di volta in volta argomenti, stili, generi che lo attirano di più - e non la nostra “qualifica professionale” preconfezionata.

Stili di comportamento.
Nella cultura italiana vige la pratica dello scambio di favori. Ci impegniamo a non accettare nessun clientelismo. Non solo i do ut des immediati, ma anche le soggezioni, gli atteggiamenti reverenziali in vista di futuri tornaconti o per timore di essere esclusi o danneggiati dai “padrini della cultura”: boss grandi e piccoli del giornalismo e dell’editoria, amministratori pubblici, funzionari, giurie di premi, organizzatori di eventi ecc…

Le sezioni del sito

  • Allarmi: urgenze, indignazioni, questioni gravi
  • Carte: scritti già pubblicati altrove o interventi letti a convegni
  • Diari: esperienze, commenti all’attualità
  • Dispatrio: prime traduzioni italiane di scrittori stranieri
  • Incisioni: testi redatti per Nazione Indiana e di particolare rilevanza
  • Mosse: proposte, progetti, segnalazioni di eventi
  • Vasicomunicanti: confronti e contagi, sconfinamenti di campo

Come funziona Nazione Indiana
Nazione Indiana è un blog collettivo. Ciascun collaboratore ha un accesso personale al sito che gli permette di pubblicare autonomamente ciò che vuole, senza passare attraverso alcun filtro redazionale e alcun tipo di mediazione.
L’organizzazione di Nazione Indiana è decentrata, orizzontale, rizomatica. Non esiste una redazione centrale, non ci sono posizioni unanimi, ma singole autonomie individuali.

Nazione Indiana>>

Milena Gabanelli

Pubblicato da admin in data Maggio 7th, 2008

Autore: Milena Gabanelli
Editore: Rizzoli
Genere:  saggistica
Argomento:  giornalismo televisivo
Collana: BURsenzafiltro
Pagine: 200
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Il giornalismo d’inchiesta si può fare. Le verità si possono cercare e provare. I crimini sommersi e gli inganni ai danni dei cittadini si possono
denunciare. Lo dimostrano le inchieste di REPORT, una trasmissione di Milena Gabanelli, freelance da sempre, che con coraggio sfida le maglie dei potenti e dei poteri forti.
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Un gruppo di 6 giornalisti che raccontano quello che vedono in giro per l’Italia e nel mondo. Le inchieste sono testimonianze dirette e informano i cittadini su ciò che più da vicino li riguarda: la salute, i servizi, il lavoro, il terrorismo, la politica…
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Finalmente è ora possibile vedere e conservare quello che in pochi hanno potuto seguire in televisione, Sull’esempio delle grandi inchieste del giornalismo anglosassone.
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L’Italia rovinata dagli italiani di Leonardo Borgese

Pubblicato da admin in data Maggio 7th, 2008

Autore: Leonardo Borgese
Editore: Rizzoli
Genere:  saggistica
Collana: Saggi
Curatore: Emiliani V.
Pagine: 350
Data pubblicazione: Nov 2005

Leonardo Borghese - pittore, critico d’arte, giornalista - è stato per decenni un protagonista della scena culturale milanese e italiana.
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Gli articoli raccolti in questo volume, comparsi in origine sul “Corriere della Sera” tra il 1946 e il 1970, rappresentano al meglio l’aspetto più attuale della sua personalità: quello dell’impegno civile a salvaguardia dei centri storici e del paesaggio.
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Sono vere e proprie campagne giornalistiche contro il proseguimento degli sventramenti del ventennio fascista (e del periodo umbertino), contro gli interventi mediocri o volgari della ricostruzione postbellica, contro le prime grandi speculazioni figlie del boom economico al quale non corrispondeva una ugualmente intensa crescita culturale, contro l’abbattimento degli alberi per far posto a sempre più case, sempre più strade, sempre più automobili.

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Sei un incapace e mantieni la tua famiglia ”pizzando” e sfruttando il lavoro degli altri  ?

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Non sai far altro che tenere una pistola in mano?

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Sai uccidere i tuoi migliori amici ?

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Sei una merda di uomo e per soldi sfrutti minori, bambini e innocenti, avviandoli alla criminalità?

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Sai derubare la tua terra, la tua gente e vendere il tuo onore (quello vero e non quello mafioso)?

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Melma.it

Roberto Saviano,

grazie di esistere. Grazie perchè stai pagando un pena e un prezzo che dovrebbero essere divisi tra tutti gli italiani. Ma gli italiani sono ormai ladri, codardi, meschini senza palle.

Tutti noi lasciamo che a sostenere il peso della Campania malata, dell’italia industriale del nord che scarica in Campania, del sud gestito da mafie e camorristi, sia una sola persona (eccetto le forze dell’ordine che quotidianamente lavorano per la nostra sicurezza e combattono i delinquenti).

Noi tutti abbiamo un grande debito di riconoscenza nei confronti di Saviano :

1) In sì tanta degenerazione delle istituzioni e della società italiana, Roberto ci ricorda quali siano i nostri doveri e come dovremmo vergognarci per averli dimenticati o glissati volutamente; i politici soprattutto in questa campagna elettorale non parlano di mafia, camorra, come mai ? ……….compravendita di voti?

2) Per veicolare un giornalismo pulito, etico, professionalmente ineccepibile che ci fa onore in Italia e nel mondo. Bisogna ammettere che in internet, sono molte le voci pulite che non trovano spazio nei canali ufficiali, ma questo è un’altro discorso.

3) Perché Saviano ha sacrificato la sua vita, la sua famiglia per espletare un compito che non gli competeva, ma rientrava nei doveri delle istituzioni.
Saviano scortato, rinchiuso, amputato nella propria libertà. Saviano un eroe del nostro tempo, vessato, screditato, calunniato dalla camorra e spesso dalle istituzioni corrotte.

Roberto, gli italiani sono in grande debito con te. Non saprei personalmente come sdebitarmi. Sappi che sono a tua disposizione foss’anche la più umile delle mansioni. Sarebbe un onore !
Accetterei qualsiasi ruolo che ti aiutasse ad essere “Roberto Saviano”, colui che lotta e combatte per tutti noi !
L.N.

                    Chi ha paura muore tutti i giorni, chi non ne ha una volta sola.
                                                                                     Paolo Borsellino