Articoli pubblicati in Giugno, 2008

Sindaco Acerra: esercito per difendersi dai cittadini

Pubblicato da admin in data Giugno 28th, 2008

Quando un Sindaco utilizza queste parole, diventiamo sospettosi sulle possibili collusioni con camorra e mafia !

ECCO LA VERA MALATTIA DELLA CAMPANIA TUTTA: L’AVVERSIONE ALLO STATO E A TUTTI I SUOI ORGANISMI: SE LO STATO NON E’ QUALCOSA DA SPOLPARE, DIVENTA IMMEDIATAMENTE UN’AVVERSARIO (VEDI I POLITICI CAMPANI DI PROVINCIA, REGIONE, COMUNI).E NON SOLO I NAPOLETANI, MA I CAMPANI TUTTI LA DEVONO SMETTERE DI “ACCETTARE” LO STATO SOLO QUANDO FA  COMODO A LORO.

Dopo anni di inconcludenze; dopo una situazione inaccettabile, un’emergenza di proporzioni apocalittiche, la situazione si ripete in un vortice di menzogne, di finte battaglie popolari incentivate dalla camorra.
Quindi, loro malgrado e spesso incosapevolmente, i campani per seguire le direttive di chi li stà derubando da anni, stanno ostacolando la normalizzazione di una regione intera.  Questa opposizione guidata dalla camorra porta alla guerra intestina delle istituzioni: comuni contro parlamento; la politica locale contro un organismo istituzionale: militari i quali non sono altro che il braccio armato dello stato, chiamati esclusivamente per fare rispettare la legge.

Quando i napoletani affermano e parlano di guerra contro i cittadini, è evidente che da veri napoletani” ci vogliono fare fessi”.

Ebbene, un popolo allo stremo, dopo anni di emergenza rifiuti, diossine, incendi, olezzo insopportabile, anzichè salutare con entusiasmo l’arrivo dei militari, li osteggia come il peggiore dei mali  e l’ultima delle soluzioni.

NON CI CREDIAMO PIU’! NON CREDIAMO PIU’ ALLE LAMENTELE, ALLE FINTE INVOCAZIONI DI AIUTO, PER POI PARTEGGIARE PER LA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA! 

AVANTI CON I MILITARI.

QUI’ NON SI TRATTA DI ASCOLTARE QUESTA O QUELLA CAMPANA: SI TRATTA DI FARE COSE CHE SONO INPROROGABILI !

E I CAMPANI, COMPRESA LA CAMORRA SI RASSEGNINO ! QUANDO LO STATO FA IL PROPRIO DOVERE, IN UNA EVIDENTE SITUAZIONE DI CRISI, NON DEVE CHIEDERE NIENTE A NESSUNO
 

L.N. Melma.it

 

 ”A distanza di cinque anni, il governo Berlusconi ripete la scelta di militarizzare lo scontro, utilizzando risorse dello Stato per difendersi dai cittadini”.

 

Lo ha sottolineato il sindaco di Acerra (Napoli),Espedito Marletta, commentando la notizia dell’arrivo dell’esercito nell’area dell’inceneritore in località Pantano. “Si utilizzano risorse pubbliche per difendersi dai cittadini - aggiunge Marletta - tutelando affari privati, neanche tanto chiari, anziché difendere la popolazione”.

 

“Il governo Berlusconi - conclude il sindaco - si rimangia la valutazione di impatto ambientale che vieta l’incenerimento di rifiuti tal quale, calpestando ogni elementare diritto di tutela alla salute della cittadinanza”.

Da ANSA.it >>

FORUM PA ‘08

Convegno inaugurale – Lunedì 12 Maggio

Intervento del Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione

On.le prof. Renato Brunetta

On. Prof. Renato Brunetta:  Un sincero ringraziamento a Carlo Mochi Sismondi e a Forum PA e un apprezzamento particolare per questa manifestazione che da oltre diciannove anni coniuga l’attenzione verso la pubblica amministrazione con il resto della società italiana.
Consentitemi una prima battuta introduttiva, da economista. Le pubbliche amministrazioni sono un miracolo. La pubblica amministrazione è un’organizzazione che manca quasi del tutto di strumenti di governance, eppure nonostante tutto funziona. Ci sono luci, ci sono ombre, ma funziona. Al suo posto qualsiasi azienda privata sarebbe già fallita. Se un’azienda privata non avesse gli strumenti (incentivi e disincentivi, premi e punizioni) come non li ha la pubblica amministrazione fallirebbe in una settimana. La pubblica amministrazione non fallisce, ma finora - e non lo dico io, ma i cittadini - fornisce prodotti sub-ottimali, cioè che non soddisfano il Paese.

Così come ha detto Al Gore nel ‘94, dobbiamo avere, sviluppare, realizzare un’amministrazione pubblica che lavori meglio e che costi di meno. Che sia trasparente, misurabile al servizio dei cittadini. Solo questo: al servizio dei cittadini.
La pubblica amministrazione esiste per erogare servizi e prodotti e non per mantenere se stessa e guardarsi l’ombelico. Deve comportarsi come un girasole, essere sempre rivolta alle esigenze dei cittadini e delle imprese. Il 90% del mio tempo e il 90% di tutta la struttura del mio Ministero sarà rivolto a quest’obiettivo. Solo una parte piccola e residuale sarà rivolta, invece, alle trattative sindacali o altro e solo in funzione del restante 90%.

Occorre introdurre la soddisfazione del cliente finale. Non voglio che sia una parola vuota e non voglio neanche più utilizzare il termine utente. Di fronte a noi non abbiamo utenti, ma clienti che pagano. E i clienti che pagano devono essere soddisfatti. Gli italiani ci chiedono beni e servizi pubblici di qualità e a costi ragionevoli, ma questi non devono essere necessariamente forniti dalla pubblica amministrazione in forma diretta. Nessuno ha mai detto che i beni e i servizi pubblici, e qui mi riferisco alle basi teoriche, devono essere unicamente e monopolisticamente forniti dai dipendenti pubblici. Beni e servizi pubblici possono essere forniti anche da dipendenti o settori privati purché regolati. Occorre mettere i cittadini-clienti in condizioni di scegliere il fornitore di beni e servizi pubblici che meglio li soddisfa, pubblico o privato che sia, e, soprattutto, pagare una volta sola. Non è possibile, come avviene adesso, che si paghi la pubblica amministrazione con le tasse e poi si paghi un’altra volta per comprare gli stessi servizi forniti da privati perché la pubblica amministrazione non funziona. Pagare una volta sola e mettere in concorrenza pubblico e privato.

Per fare questa scelta occorre misurare la qualità dei beni e dei servizi pubblici erogati.
Tutto quello che non si misura, non si può migliorare e tutto si può misurare.
A Milano Italia, una trasmissione di Gad Lerner di tanti anni fa, dissi questa cosa a proposito della scuola e suscitai grandi reazioni, tanto che alla fine della trasmissione dovetti scappare. Oggi il clima mi sembra cambiato.
La questione quindi è: o la pubblica amministrazione si attrezza per misurare e valutare se stessa e la qualità dei propri servizi, oppure saranno altri a farlo. In un sistema di beni e servizi pubblici aperti alla concorrenza, la sanzione sarebbe non solo la marginalizzazione delle amministrazioni pubbliche inefficienti, ma anche la distruzione stessa dei beni e dei

servizi pubblici erogati. Su questo ci pensino i sindacati, perché il problema non è solo il ruolo pubblico.
L’Unione Europea e l’Ocse hanno già indicato la strada. Da tempo è già stata attivata la sperimentazione dei sistemi di benchmark che confrontano produttività e qualità dei servizi pubblici nei diversi Paesi. Nel nuovo Trattato dell’Unione Europea di Lisbona il miglioramento delle pubbliche amministrazioni e l’armonizzazione degli standard di funzionamento sono considerati strumenti importanti.
D’altra parte, lo dicevo prima al Presidente Marrazzo, ci sono tante ombre, certamente, ma ci sono anche tante luci. Parlo per primo della mia regione, la regione Veneto ed in particolare per quanto riguarda la sanità, ma parlo anche della Lombardia e di tante realizzazioni della regione Lazio.
Non voglio essere partigiano da questo punto di vista, occorre che le luci prevalgano sulle ombre.
Il mio sarà un approccio liberale e senza pregiudizi, da uno del mestiere, con trent’anni di esperienza su questo piano. Su questo piano me ne intendo, lo sappiano i sindacati, le imprese, i miei colleghi e i miei collaboratori. Sono un professore, sono anche un po’ rompi, come tutti sanno. Il mio sarà un approccio liberale e senza pregiudizi e aperto al confronto con quanti siano disposti a condividere l’esigenza del cambiamento.

Penso ad alcuni amici, a Nicola Rossi, a Pietro Ichino, a Franco Bassanini, a Maurizio Sacconi, ma penso anche a tutti gli stakeholders, portatori di interesse come le famiglie, le imprese, i consumatori, le reti. Penso al mio predecessore, ministro Nicolais e penso, poi, ad amici come ad Ezio Tarantelli, Massimo D’Antona, Marco Biagi che hanno lavorato nel passato su tutti questi temi e a cui io devo molto. Se riuscirò a fare qualcosa, lo devo al loro lavoro, alla loro costanza e al loro sacrificio..
Propongo un grande patto coi dipendenti e i sindacati, per dare risposte ai bisogni dei cittadini, e quindi cambiare il Paese. In questo momento nel Paese c’è un’apertura emozionale e di consenso. Non dobbiamo sprecare questa opportunità. La gente si aspetta cose drastiche, cose forti, cose giuste, cose buone; dai sindaci, come dai ministri, dalla Presidenza del Consiglio, dalla maggioranza e dall’opposizione.
Se le organizzazioni sindacali e i dipendenti accetteranno questo approccio, avremo raggiunto un grande risultato e i sindacati avranno tutelato non solo i propri iscritti e i dipendenti pubblici, ma gli interessi di tutti gli italiani.
Se i dipendenti pubblici accetteranno questo nuovo orientamento saranno premiati e gratificati, altrimenti verranno irrinunciabilmente e progressivamente messi ai margini. Non da me, ma dal loro stesso conservatorismo.
A partire dal reclutamento dovrà tornare a prevalere la logica della selezione dei migliori. Bisogna ridare alla dirigenza pubblica il potere disciplinare, i poteri di organizzazione, di distribuzione e variazione delle mansioni, di trasferimento nell’ambito degli uffici, di valutazione, di incentivazione ed i primi ad essere valutati saranno, naturalmente, i dirigenti. Trasparenza, valutazione, benchmarking comparativo e competitivo, queste le parole d’ordine, non perché lo dico io, ma perché lo chiede il Paese. Per raggiungere questi obiettivi disponiamo di tre strumenti, federalismo fiscale ed amministrativo, rinnovazione tecnologica e le reti.
Il federalismo non consiste tanto in diritti o come si diceva in egoismi territoriali, ma soprattutto in responsabilità.
Per usare una metafora: non è possibile che il convento, lo stato centrale e l’amministrazione centrale siano poveri e che i frati, le regioni e gli enti locali siano ricchi e deresponsabilizzati.
Va bene che le risorse rimangano nel territorio, ma poi di quelle risorse i governi locali devono rispondere e decideranno loro dove collocarle.

Se daranno troppo e male ai salari pubblici non avranno più le risorse per pagarsi gli asili nido e i cittadini li rincorreranno con il forcone. Non dovranno esserci incentivi a pioggia e sprechi e le risorse agli enti locali dovranno essere legate a obiettivi concreti. In caso di inefficienza e sprechi dovranno esserci misure e reazioni adeguate.
Saranno i cittadini a valutare, a votare sull’efficienza o meno dell’uso delle risorse. I nuovi poteri e le conseguenti risorse devono andare agli enti che vogliono e che sanno soddisfare i bisogni dei cittadini. Anche qui misurazione e valutazione saranno strumento essenziale per il cambiamento, che premi i migliori e penalizzi i vecchi metodi e la cattiva burocrazia.
Parlavo con Marrazzo: la regione Lazio ha fatto già delle cose importanti e se queste cose venissero espanse anche ad altre regioni, non ne potremmo che avere un bene.
Dobbiamo anche immaginare strumenti e misure anche per riacquisire, magari temporaneamente, i poteri a livello centrale, quando il livello territoriale si dimostri inadeguato.

L’innovazione e le nuove tecnologie sono il grimaldello e il catalizzatore del cambiamento. Un esempio per tutti: la banda larga e l’ICT, Information Communication Thecnology. Con la banda larga deve essere superata ogni barriera fisica alla diffusione dell’informazione, e dirò di più, banda larga senza ritorni, un anno, un anno e mezzo, due anni. Come i romani, si tagliavano i ponti dietro le spalle, non sarà più possibile avere strumentazione cartacea con presente strumentazione elettronica. Per questo bisognerà realmente affiancare, formare, assistere i più deboli, gli anziani e così via, ma non si torna indietro. Le pagelle dei ragazzi dovranno essere lette su internet. Basta con le pagelle cartacee. Guardate che è una rivoluzione, per me innanzitutto, per tutti noi che abbiamo vissuto il pathos della pagella portata a casa, piegata bene, da non sporcare, da riportare a scuola con relativi premi e sanzioni. Cito le pagelle per dire un fatto emozionale che riguarda tutti noi, tutta la nostra storia. Pagelle in elettronico e non si torni più indietro. La carta deve progressivamente sparire e l’elettronica deve sostituire nei rapporti informali come nelle procedure formali. Dobbiamo diventare un Paese all’avanguardia, una società digitalizzata per competere meglio con tutti i più dinamici partners europei e mondiali. Ma perché questa non sia la solita petizione di principio, bisogna darsi dei tempi e dei tempi ben precisi e trovare alleati. Le Poste, così come tutte le altre reti di prossimità come le tabaccherie o le farmacie. Chi ha una rete ha un tesoro. Mettiamo insieme le reti, e mettiamole insieme in forme competitive, al servizio dei cittadini.

E per richiamare il titolo di questo convegno inaugurale, noi italiani abbiamo l’ingegno e la creatività per riuscire in questa grande rivoluzione. Purché sappiamo metterli con organizzazione, impegno e disciplina al servizio dell’obiettivo comune.
Le reti sono una grande leva per semplificare la vita di tutti. Non mi riferisco solo alla rete informatica, ma a tutte le reti amichevoli: di vicinanza, di prossimità, come quelle degli sportelli che offrono servizi per il cittadino.
Sta alla sensibilità del nostro mondo economico, sociale, civile, associato, farsi avanti. Questi sportelli devono poter essere utilizzati come terminali delle pubbliche amministrazioni, per offrire ai cittadini, in modo più facile, economico e rapido, tutti i servizi possibili (certificati, ricette, documenti, informazioni ed altro), possibilmente a titolo gratuito.
Se sapremo cambiare il modo in cui l’amministrazione usa gli strumenti a sua disposizione, potremo spendere meglio e liberare importanti risorse da impieghi poco produttivi, verso impieghi più produttivi per servizi nuovi e migliori per il Paese.
Penso, per esempio, alla grande risorsa degli immigrati, cui dobbiamo dare di più, per chiedere di più, penso anche alla grande stagione delle centocinquanta ore formative della mia giovinezza, penso alla scuola, penso al capitale umano, penso alla formazione. Occorre perseguire il cambiamento della P.A. con umiltà consapevole.

So bene che quelli esposti sono obiettivi difficili da realizzare, non ho la sindrome da Napoleone. Una cosa che mi consola è che questo cambiamento è atteso nel Paese e non è più un tabù.
Gli italiani hanno grandi aspettative e sono pronti a scelte anche molto drastiche. C’è più consapevolezza tra la gente che nella classe politica. C’è ampia condivisione e la classe politica deve convergere verso la consapevolezza della gente.
Per questo mi impegno a proporre nelle prossime settimane un piano d’azione con un pacchetto di misure dal forte impatto e realizzabile in tempi brevi, e a confrontarmi con tutti quelli che onestamente ed intelligentemente vogliono dare una mano.
Far funzionare le amministrazioni pubbliche non è né di destra né di sinistra, è un valore costituzionale sul quale le forze politiche devono essere unite.
Lo sforzo è tale che uno sforzo bipartisan si pone come indispensabile.
Questo finale non è mio ma di Pietro Ichino, ed io lo condivido pienamente. Grazie”.

Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione. On.le prof. Renato Brunetta.

 

Viaggio nel villaggio di Fondo Fucile - Messina

Pubblicato da admin in data Giugno 28th, 2008

La baraccopoli d’amianto a Messina: «Noi clandestini d’Italia»

Tra topi e liquami la storia di 600 persone che rischiano la vita sotto le tegole di eternit  - Da Corriere.it >>

MESSINA - Cosa c’è di nuovo da dire sulle baracche a Messina? Nulla. Forse questa novità, cioè che l’amianto cancerogeno delle tegole di eternit si sta sgretolando del tutto (ammalorato dicono i tecnici) e che quindi, attraverso l’ultima sofferenza della malattia, si risolverà il problema di questa gente prima che la politica faccia il proprio dovere. La domanda che si fanno questi messinesi è: «Chi arriva per primo? L’amianto o la politica?»

QUANTE SONO - Solo per chi non lo sapesse, ma soprattutto per chi volutamente ignora a Messina ci sono 3.336 baracche (censite da Legambiente). E ci vivono più di 3.100 famiglie (da queste parti i nuclei familiari sono superiori alla media nazionale). Costruite cent’anni fa, dopo il sisma del 1908 che rase al suolo la città dello Stretto, queste favelas si trovano nei quartieri di Giostra, Camaro e Fondo Fucile. Ma non rappresentano l’emergenza di un’ondata migratoria di rom o extracomunitari ma sono solo spettrali residenze italiane. Le baracche del nostro video, che risalgono, diversamente dalle altre, alla seconda guerra mondiale (hanno solo 60 anni) si riferiscono alla favelas del III° quartiere: Fondo Fucile. Vi vivono 146 famiglie per un totale di circa 600 persone tra cui tanti, tanti, bambini.

DENTRO - Ecco anche dentro, non ci sono novità: le pareti sono in cartongesso, ovviamente ci sono ancora le crepe e sui soffitti continua a fiorire la muffa. Ovviamente gli impianti elettrici non sono a norma. E poi ci sono le lastre d’amianto che sbucano e rilasciano le loro fibre mortali, in quelle che è un azzardo definire, cucine, saloni e camere da letto. Tutto questo viene descritto da una relazione-denuncia della Ausl e il prefetto ha lanciato l’allarme. Fuori le fogne sono ancora a cielo aperto. E i topi sono di gran lunga in numero maggiore degli abitanti. Ormai convivono insieme quasi pacificamente, eccetto qualche rottura di tregua con relativo lancio di scopa. Solo che ai topi non occorre la dignità umana. Ma si può vivere così?

LA GARA TRA ULTIMI - C’è una strana gara a Fondo Fucile. La gente si domanda come mai a loro, italiani (anche senza il ponte), viene negato quello che viene riconosciuto «persino» ai rom: ad esempio un campo nomadi con servizi igienici perfettamente funzionanti. Ecco, non si capacitano di essere gli ultimi tra gli ultimi. Si sentono «clandestini in Italia». Vi evitiamo le cifre del risanamento spese e quelle non spese; vi evitiamo l’elenco dei politici che hanno fatto promesse e le promesse che hanno fatto; vi evitiamo anche l’elenco dei politici che a Fondo Fucile non ci sono mai stati. Vi evitiamo i volti dei malati di amianto, vecchi e ragazzini. Evitiamo tutto questo perché adesso la città di Messina ha una nuova amministrazione. La città ha votato. E dopo giorni e giorni di scrutinio, finalmente, ci sarà un nuovo sindaco al lavoro. E sicuramente, dopo aver cercato di salvare la squadra di calcio, cercherà di salverà anche gli abitanti di Fondo Fucile. Ma questa è solo la prima puntata…

Nino Luca
22 giugno 2008 (ultima modifica: 24 giugno 2008)

Si faccia un’ indagine per capire quante volte è  stata finanziata la ricostruzione delle nuove case !!!

E si mandino in galera chi ha rubato sulla ricostruzione ! I dirigenti regionali, provinciali, comunali di Messina ? Bene, in galera gli incapaci i corrotti e i ladri!

 

L.N.

 

         

Dal forum del  sito del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, Renato Brunetta.

 

ipsedixit

Utente Standard
 


29.05.08
36   Messaggi

 

 

MERITOCRAZIA Che vocabolo altisonante!! piace a tutti. Ho assistito ad un assemblea dove il 100% dei lavoratori ha chiesto la suddivisione di un fondo di produttività non a piogga ma seguendo la meritocrazia. Ogni collega pensava che lui era meglio degli altri e quindi meritava al contrario di altri. Persino gli storici nullafacenti erano per la meritocrazia… perché loro lavoravano… erano gli altri i nullafacenti. Ho seguito incontri, dibattiti sulla meritocrazia. Ho visto tavoli tecnici ed accordi in cui tutti, sindacati (eccetto uno…) e direttori erano per la meritocrazia. Allora, qual’è il problema! il problema è che i Direttori pretendono di essere loro i depositari della realtà e di decidere chi merita o meno, i sindacati non vogliono che sia il Direttore, magari scelto non con la meritocrazia, e pretendono criteri oggettivi, non soggettivi. Il problema che i criteri oggettivi sono talmente difficili da mettere su un tavolo che bisogna scegliere criteri non perfetti. Il problema è che quando da qualche parte si trova un principio e si fa una selezione, nessuno è contento. Il lavoratore, perché si iniziano a fare distinzioni e con questi criteri oggettivi si rischia che quello che reputano fannullone in verità ha lavorato più di tutti e viene premiato. Il fannullone, magari è il capro espiatore. La differenza non piace a nessuno ed allora ho assistito ad una mitica assemblea in cui il 100% che amano la meritocrazia chiesero poi, una divisione del fondo uguale per tutti. Perché se differenziare sconenta tutti (io sono meglio di te) allora è meglio dividere uguale per tutti. Maal comune mezzo gaudio. MA il problema maggiore sono i Direttori, che sappiamo benissimo essere li perché qualcuno li ha messi e quel qualcuno è stato messo da qualcuno messo da un politico. E quei Direttori tireranno per i loro amici, per le spie, per il lecchinaggio, per coloro abili a soffiare fumo negli occhi. LA MERITOCRAZIA… che bel vocabolo. E Brunetta non poteva che innamorarsi del vocabolo più bello, ma purtroppo più impraticabile della PA

 

 

Rispondo:

ipsedixitin inghilterra esistono medoti per calcolare la meritocrazia: andiamo ed impariamo.

La scuola inglese funziona proprio sulla meritocrazia e gli insegnanti vengono assunti in base alla meritocrazia.(report 08)

Essendo ormai il nostro un paese mediorientale in piena europa, metodi all’inglese o nord europei consolidati ed efficaci, a noi appaiono impossibili da applicare.

La verità?  L’Italia, grazie all’approssimazione politica e alle raccomandazioni di cui hanno goduto tutti i nostri dirigenti, è diventata un paese di inetti, gestita da una dirigenza corrotta, in cui vive una società degenerata incapace di rigenerarsi secondo le regole del vivere civile e della meritocrazia (vedi mafie e affini). Un’Italia soprattutto dimentica dei valori imprenditoriali (*leggi) che hanno portato la nazione ad essere nel ‘91 quarta al mondo per peso economico.

Un paese finito !  …..e il peggio deve ancora arrivare.

Mentre le altre nazioni combattono le difficoltà dei nostri giorni, tra cui mancanza di risorse, energia, materie prime, con strumenti e strutture sociali sane e  all’altezza, noi combattiamo con un sistema fradicio e corrotto fino al più piccolo ed insignificante dirigente statale.

Siamo un paese di dirigenti corrotti e incapaci (raccomandati e politicizzati), e una società civile narcotizzata, ignorante, e menefreghista.

Ma dove frequentemente assistiamo  a “lutti” sociali, professionali, civili,  aumenta la possibilità che tra un morto e l’altro ci sia anche il nostro cadavere.

L.N.

Stiamo distruggendo gli ultimi ecosistemi ad una velocità grazie alla quale fra soli otto anni raggiungeremo il punto del “non ritorno”. Una velocità di distruzione dell’ambiente mai generata nella storia del globo terrestre. leggi> 

Con i cambiamenti ambientali repentini, deforestazioni imprevedibili ed inverosimili grazie alle lobby del legname, i documentari diventano spesso una illusione ma soprattutto rappresentano  situazioni non reali; o meglio, che purtroppo non esistono più grazie alle attività lecite e illecite dell’uomo.
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Un documentario ha una vita media di circa 10 anni; per cui potremmo, in alcuni casi, osservare habitat che non esistono da tempo. Angoli di paradiso per sempre cancellati dall’avanzare della “civilizzazione”. In verità, nascosto da termini: civilzzazione, progresso, c’e’ spesso solo mero sfruttamento.
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E’ necessario inserire la data di registrazione dei documentari  in sovrimpressione e ben visibile durante tutta la visione. E’ inoltre necessario completare con un’avvertenza prima e dopo la messa in onda, con la quale spiegare che le immagini visionate sono relative ad ecosistemi e ambiente che potrebbero non esistere più.
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Troppo facile rifarsi gli occhi con National Geographic, comodi e inerti sulle proprie poltrone, senza minimamente preoccuparsi di preservare l’unica ricchezza veramente importante per l’uomo e il suo futuro: il nostro mondo e tutte le creature che ci vivono.

L.N.

 

 

 

 

tratto da “Bassolino a Casa”

Anonimo ha detto…
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Il presidente della commissione che ha affidato il ciclo dei rifiuti alla Fibe in Campania è anche rettore (magnifico!) dell’università di Salerno. Ha effettuato consulenze per il Commissariato dei Rifiuti in Campania, portando a casa 256 mila euro, e ha fatto tenere un concorso a ricercatore, presso la sua Facoltà, vinto dal proprio figliolo, senza che questi avesse una singola pubblicazione. E’ stato ultimo presidente della Margherita in Campania, prima dell’avvento del PD. Questa gente dovrebbe essere la punta di diamante della società in cui viviamo. E invece, contribuisce a ricoprire il territorio di immondizia!
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Divulghiamo queste notizie… non teniamocele per noi. Questa e la filiera del Sinistrocentro politico Italiano.8 Gennaio 2008, h. 16.45

Questa è purtroppo tutta la politica italiana: TRASMUTAZIONE, PUTREFAZIONE, MELMA

L.N. Melma.it

 

Un grande impegno, una grande forza e tanto coraggio impiegati per educare i giovani campani alla legalità. La cosa sorprendente, che l’indicazione arriva da un giovane prete. Una gioventù, un vigore, un valore che da speranza in una terra a volte parsa finita!  

Sosteniamo tutti Don Luigi Merola: atei e fedeli, perché chi rispetta e lotta per la vita va, se non seguito nei precetti,  rispettato anch’esso ed anzi ammmirato.  L.N.

Video >>

Questa è la finta lotta alla camorra dei nostri politici !

Pubblicato da admin in data Giugno 4th, 2008

 

Ebbene, i nostri ignobili politici di Dx e di SX, hanno e hanno avuto così tanti, ma tanti interessi che da sempre hanno ”dovuto” mantenere il sud sotto il giogo della camorra.
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Diversamente,  la prima emergenza e la prima soluzione, sarebbe stata un’azione più decisa e chiara,  in parte rappresentata dalle scorte antimafia e dalla vicinanza dello stato che non c’è ora e non c’è mai stata!

La camorra si è mantenuta attiva e presente, ha anzi  divorato territori e regioni intere, grazie al menefreghismo ma più spesso alle convenienze dei nostri politici dalla coscienza lercia. Fingono di sostenere il sud e poi dimenticano, nella realtà,  di mantenere le promesse. Insopportabili nelle loro finte esortazioni, patetiche inconcludenti accuse ai camorristi, completate  da  finte lotte alla mafia.

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Anche un bimbo sa che senza lotta al pizzo e alle mafie in generale, non è  assolutamente possibile concepire, non  il rilancio ma  neppure un’economia imprenditoriale minima. Non parliamo dell’arrivo di investitori esteri, mera utopia.

 

Questo è il motivo per cui il nostro paese  viaggia da sempre a due velocità, con due economie diverse:  costi, lavoro e tenore di vita diversi per nord e sud;  caso più unico che raro.


Da tutto ciò  si evince che gli attuali e i precedenti politici,  hanno lasciato per anni da soli i pentiti e i loro familiari e lo hanno fatto scientemente, con la colpa e la meschinità dei vili, dei corrotti, degli schifosi !


Basta! questi politici con le loro pensioni dorate che hanno per almeno vent’anni falcidiato il sud e le illusioni di un intero popolo, devono essere cacciati. 

I giovani che vorranno sostituire la pochezza politica di almeno un trentennio, si facciano avanti, con la forza della ragione e con l’intelligenza dei sani!


Per loro stessi, per il sud, per l’Italia intera.
 


L.N. Melma.it

 

MOGLIE IMPRENDITORE UCCISO: ”CON SCORTA SAREBBE VIVO”
da ANSA >>
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Michele Orsi se avesse avuto la scorta “sarebbe ancora vivo”. Poche parole quasi urlate, quelle della moglie di Orsi, l’imprenditore del settore rifiuti, definito dagli inquirenti “dichiarante di giustizia”, ucciso domenica scorsa a Casal di Principe (Caserta), a poca distanza dalla propria abitazione. La moglie di Orsi, ai microfoni della Rai, ha risposto così a chi le ha chiesto in merito al fatto il marito non avesse la scorta. A ribadire che per Michele Orsi “era stata chiesta tutela” anche il legale Carlo De Stavola.
 

 

Solo 8 anni di tempo per curare la Terra.

Pubblicato da admin in data Giugno 4th, 2008

Le cure per guarire la Terra «Ci sono solo 8 anni di tempo»   da corriere.it >>

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Vertice Onu sul clima: accordo sulle soluzioni. Energie rinnovabili e nucleare Entro il 2015 stop alla crescita del gas serra. Ora la parola passa ai governi

 

BANGKOK — Dopo la diagnosi sui mali della Terra causati dai mutamenti del clima, ora sono pronte anche le terapie d’urto: dalle energie rinnovabili ai biocarburanti, senza escludere il nucleare; dalle riforestazioni al seppellimento dell’anidride carbonica. E un nuovo stile di vita è richiesto nei comportamenti individuali, che devono puntare al risparmio energetico. L’elenco delle cure contro la febbre della Terra è stato finalmente concordato ieri a Bangkok dagli esperti dell’Ipcc, il gruppo intergovernativo sui mutamenti climatici istituito dalle Nazioni Unite. La versione originale del rapporto occupa un volume di oltre mille pagine e ha richiesto mesi di lavoro. Ma anche la sua versione ridotta, un fascicolo di 35 pagine indirizzato ai «decisori politici», ha rappresentato una fatica immane. I fisici, gli ingegneri e gli economisti che l’hanno messa a punto dopo cinque giorni di dibattito a porte chiuse, sono stati investiti dalle pressioni di governi e gruppi di potere che non gradivano questa o quella soluzione. Si è temuto anche il rinvio del vertice: alla fine gli scienziati hanno resistito agli attacchi e completato il lavoro. «Noi non privilegiamo questa o quella soluzione. Spetterà ai decisori politici stabilire cosa è meglio fare nei propri Paesi. Noi non raccomandiamo, per esempio, il nucleare piuttosto che le rinnovabili. Diciamo di fare presto. Non c’è rimasto molto tempo per arrestare l’ascesa di gas serra, delle temperature, dei disastri climatici».

 

Viene fornita anche una scadenza: entro il 2015, al massimo 2030, si dovrà fermare la crescita dei gas serra (obiettivo «stabilizzazione»), le cui concentrazioni per ora crescono di anno in anno; dopo si dovrà progressivamente ridurli. «Se invece si continua come negli ultimi 30 anni, periodo in cui si è registrata una crescita del 70% dei gas serra, le loro concentrazioni supereranno il limite di sicurezza per l’atmosfera del nostro pianeta», ammoniscono i rappresentanti Ipcc. Attualmente le concentrazioni della CO2 atmosferica hanno raggiunto le 385 parti per milione.Gli scienziati ritengono che non si debba oltrepassare la fascia di pericolo di 450-650 parti per milione, altrimenti si rischia di superare i 2 gradi di aumento delle temperature medie (oggi siamo a +1); il che comporterebbe, oltre alla scomparsa di gran parte della criosfera terrestre (calotte polari e ghiacciai), anche il sollevamento dei mari.

 

L’elenco delle soluzioni tecnologiche suggerite dagli esperti Ipcc è suddiviso per comparti produttivi. Quelle energetiche comprendono le rinnovabili come solare, eolico, biomasse e idroelettrico, ancora poco sfruttate. L’alternativa nucleare è rimasta nel rapporto, malgrado il tentativo di alcuni ambientalisti di rimuoverla a causa della difficile gestione delle scorie. Per quanto riguarda gli idrocarburi, gli specialisti ricordano che il gas è preferibile, in quanto emette meno CO2 del carbone. «In prospettiva, verso il 2030, quando sarà matura la tecnologia della cattura e dello stoccaggio geologico della CO2, un 10% delle centrali elettriche a idrocarburi potrà evitare all’atmosfera l’immissione di questo gas serra, che verrà pompato all’interno di giacimenti esausti», prevede Ogundale Davidson, copresidente Ipcc. Ma per raggiungere e superare il traguardo della stabilizzazione, bisognerà mettere in campo anche strumenti economici utili a orientare imprese e cittadini: carbon tax, incentivi per prodotti energeticamente più efficienti, certificati verdi. Tutto ciò costerà eccessivi sacrifici? «No, perché i vantaggi saranno superiori — assicura Bert Metz, l’altro copresidente Ipcc —. I costi delle riduzioni da affrontare da qui al 2030 sono stimati da 0.12 a 3 punti di Pil per anno. A fronte dei quali si avranno vantaggi sulla stabilità energetica e sulla salute perché meno CO2 equivale a minore inquinamento».

 

Il rapporto sulla mitigazione è il terzo reso noto dall’Ipcc in pochi mesi, dopo quello sulle basi scientifiche del cambiamento climatico di Parigi e quello sull’adattamento ai fenomeni avversi di Bruxelles. «È un rapporto tecnico, che non impegna i decisori politici — ricorda il professor Marco Galeotti, delegato italiano, e responsabile Clima della Fondazione Mattei —. Il nostro auspicio è che questo lavoro ora porti a discutere sul futuro del Protocollo di Kyoto con maggiore consapevolezza, anche quei governi come Usa e Cina che ancora non partecipano a riduzioni vincolanti».

 

Franco Foresta Martin

05 maggio 2007