Dal forum del sito del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, Renato Brunetta.
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ipsedixit
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Utente Standard
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29.05.08
36 Messaggi
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MERITOCRAZIA Che vocabolo altisonante!! piace a tutti. Ho assistito ad un assemblea dove il 100% dei lavoratori ha chiesto la suddivisione di un fondo di produttività non a piogga ma seguendo la meritocrazia. Ogni collega pensava che lui era meglio degli altri e quindi meritava al contrario di altri. Persino gli storici nullafacenti erano per la meritocrazia… perché loro lavoravano… erano gli altri i nullafacenti. Ho seguito incontri, dibattiti sulla meritocrazia. Ho visto tavoli tecnici ed accordi in cui tutti, sindacati (eccetto uno…) e direttori erano per la meritocrazia. Allora, qual’è il problema! il problema è che i Direttori pretendono di essere loro i depositari della realtà e di decidere chi merita o meno, i sindacati non vogliono che sia il Direttore, magari scelto non con la meritocrazia, e pretendono criteri oggettivi, non soggettivi. Il problema che i criteri oggettivi sono talmente difficili da mettere su un tavolo che bisogna scegliere criteri non perfetti. Il problema è che quando da qualche parte si trova un principio e si fa una selezione, nessuno è contento. Il lavoratore, perché si iniziano a fare distinzioni e con questi criteri oggettivi si rischia che quello che reputano fannullone in verità ha lavorato più di tutti e viene premiato. Il fannullone, magari è il capro espiatore. La differenza non piace a nessuno ed allora ho assistito ad una mitica assemblea in cui il 100% che amano la meritocrazia chiesero poi, una divisione del fondo uguale per tutti. Perché se differenziare sconenta tutti (io sono meglio di te) allora è meglio dividere uguale per tutti. Maal comune mezzo gaudio. MA il problema maggiore sono i Direttori, che sappiamo benissimo essere li perché qualcuno li ha messi e quel qualcuno è stato messo da qualcuno messo da un politico. E quei Direttori tireranno per i loro amici, per le spie, per il lecchinaggio, per coloro abili a soffiare fumo negli occhi. LA MERITOCRAZIA… che bel vocabolo. E Brunetta non poteva che innamorarsi del vocabolo più bello, ma purtroppo più impraticabile della PA
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Rispondo:
ipsedixit, in inghilterra esistono medoti per calcolare la meritocrazia: andiamo ed impariamo.
La scuola inglese funziona proprio sulla meritocrazia e gli insegnanti vengono assunti in base alla meritocrazia.(report 08)
Essendo ormai il nostro un paese mediorientale in piena europa, metodi all’inglese o nord europei consolidati ed efficaci, a noi appaiono impossibili da applicare.
La verità? L’Italia, grazie all’approssimazione politica e alle raccomandazioni di cui hanno goduto tutti i nostri dirigenti, è diventata un paese di inetti, gestita da una dirigenza corrotta, in cui vive una società degenerata incapace di rigenerarsi secondo le regole del vivere civile e della meritocrazia (vedi mafie e affini). Un’Italia soprattutto dimentica dei valori imprenditoriali (*leggi) che hanno portato la nazione ad essere nel ‘91 quarta al mondo per peso economico.
Un paese finito ! …..e il peggio deve ancora arrivare.
Mentre le altre nazioni combattono le difficoltà dei nostri giorni, tra cui mancanza di risorse, energia, materie prime, con strumenti e strutture sociali sane e all’altezza, noi combattiamo con un sistema fradicio e corrotto fino al più piccolo ed insignificante dirigente statale.
Siamo un paese di dirigenti corrotti e incapaci (raccomandati e politicizzati), e una società civile narcotizzata, ignorante, e menefreghista.
Ma dove frequentemente assistiamo a “lutti” sociali, professionali, civili, aumenta la possibilità che tra un morto e l’altro ci sia anche il nostro cadavere.
L.N.
Inviato da admin il 26 Giugno 2008 alle 14:31.
Cari Amici, mi sono divertito ad assemblare le Vostre e altrui opinioni come in un puzzle ed è uscito fuori che:
in Italia pare improvvisamente scoppiata la moda della meritocrazia, ne parlano tutti, oramai persino qualche sindacalista illuminato.
Il buon Brunetta la definisce come base imprescindibile; la nuova capace Presidentessa dei giovani di Confindustria Federica Guidi nel Suo primo discorso a S. Margherita ha menzionato questa qualità ben oltre le venti volte; la valida Mercegaglia ricorre quasi giornalmente ad elencarla (televisione e quotidiani) come necessaria ed irrinunciabile virtù; i nostri politici, senza distinzione di colore, la elencano come punto cardine del futuro e quindi come una necessità inevitabile per uno stato moderno che sappia avvalersi dei propri talenti e delle proprie risorse umane, e poi scienziati, docenti, giornalisti e chi più ne ha più ne metta.
Per non parlare poi di come e quanto venga elencata nel mio settore e cioè il turismo, che essendo in fase di stagnazione o addirittura in quella di declino per alcune regioni italiane e quindi più bisognoso dei ‘meritevoli’, si arrivi ad aggregarla anche a discorsi turistico/sociali e di aiuto umanitario; indicando l’inevitabilità d’esserlo per apparire brava gente. Mi risulta esattamente l’opposto; la brava gente è per forza degna e in particolare chi ha raggiunto meritocratamente notevoli posizioni in settori, anche se non prettamente politici, è chiaramente apprezzabile e quindi si suppone debba essere considerato.
Personalmente, non potrei essere maggiormente d’accordo, se considero che questa è stata una delle ragioni della mia passata fuga dall’Italia; ma qui da noi?
Nel nostro paese, permettetemi di dirlo cari amici, si tende soprattutto ad eliminare ed allontanare quelli che vengono considerati o solo ritenuti meritevoli poiché un domani potrebbero toglierti il ‘careghino’, senza calcolare che è fonte di grande intelligenza e anche benessere personale il saper individuare i soggetti migliori; vedi Montezemolo con Marchionne, Gianni Agnelli con Romiti, Berlusconi con Gianni Letta, vedi, vedi, vedi…per non parlare del troppo passato, Vi tedierei.
Probabilmente questo avviene veramente ai massimi livelli, ma scendendo nella piramide organizzativa è sempre così ricercata la meritocrazia?
Ma si sta veramente inseguendo, in verità, il modello di una società-governo migliore come descritto da Platone con la sua giusta e saggia meritocrazia, o forse sta diventando addirittura una parola abusata, irritante, retorica?
Il successo, il prestigio, il potere si conseguono sempre ed esclusivamente in virtù delle doti, delle capacità, del curriculum e dei meriti personali?
Già perché, poniamo il caso che la parola meritocrazia venga erroneamente usata per descrivere che il proprio stato sociale è raggiunto attraverso la competizione, e dove quindi il criterio di “merito” può di fatto sparire a fronte della furbizia (qualsiasi persona scaltra vive infatti molto meglio, si erge ed è più ascoltato di un forse più meritevole cittadino, ma non certo per pregio, solo per competizione); quindi forse è meglio essere scaltri o concorrenziali che meritevoli…e questo era facilmente comprensibile anche perché la cultura italiana è nel complesso scarsamente orientata alla meritocrazia e l’efficacia nella cultura cattolica tende ad essere posta più sui valori di comunità e di solidarietà che su quelli di individualità e di merito, che sono più vicini alla mentalità, ispirata dalla religiosità protestante, del mondo anglosassone.
Ritengo che la questione del merito e della meritocrazia venga troppo spesso menzionata, elencata e affrontata con superficialità e soprattutto se applicata nella vita di tutti i giorni, che per quello che riguarda la mia breve esperienza in Italia e quella politica attuale, è una brutta parola che è meglio non dire.
Non ne abbiano a male coloro i quali si intravedono arrivati, nella scalata o in prossimità della meta perché certe considerazioni spettano a noi, popolo della base, senza la quale niente si assesta stabilmente; è un nostro diritto migliorativo.
Non ne abbiano a male quelli che si ritengono sprecati, inascoltati e a volte persino inutili o derisi, perché come spessissimo accade, la storia insegna e nel caso specifico ci tramanda che Winston Churchill fu un ottimo sostenitore della vera meritocrazia e così pure Ronald Reagan, presidente rimpianto da ogni buon repubblicano, fu di certo protagonista di questa svolta ideologica, e Galilei, Marconi… La compagnia è molto buona, ottima direi!
Anche loro ebbero non poche difficoltà a valorizzarne il concetto ma tennero duro e al fin della licenza solitamente si tocca…la storia la sappiamo!
Tutto questo unicamente per mia esperienza aziendale; a Voi quella politica!
Con stima
Luciano Ardoino
Left by Luciano Ardoino on Ottobre 25th, 2008