Articoli pubblicati in Agosto, 2009

DAL NOSTRO INVIATO

IL CASO
Noemi Letizia fa la star a Porto Rotondo «Perché qui? :- È un bel posto -: »
La 18enne di Casoria e la vacanza nei dintorni di Villa Certosa: non capisco il clamore, basta assedi

PORTO ROTONDO (Olbia-Tempio) — La Sardegna è così grande: Villasimius, Arbatax, Palau. Perché venire proprio qui, a Porto Rotondo, in faccia a Villa Certosa? «Scusate, che male c’è, il posto è bello…», risponde lei candida come la mozzarella che addenta. Noemi Letizia, seduta a un tavolo del BluBeach, spiaggia di Marinella, è in compagnia dei suoi amici napoletani, Raffaele, Chicco, Francesca e Roby Zenit, «pierre» dell’Hollywood di Milano. La ragazza, biondissima, 18 anni compiuti ad aprile con festa a Casoria e visita a sorpresa di Berlusconi, sorride dietro un paio d’occhialoni da sole stile Jackie, poi s’aggiusta il pareo di tulle bianco sotto cui s’intravede un bikini da urlo. Quel Capodanno del 2008 a Villa Certosa è lontanissimo.


Sospira, l’aspirante showgirl: «Dai, togliete l’assedio, ci rivediamo a settembre. Tutto questo clamore non lo capisco, i giornali scrivono tante cose di fantasia, pure che avrei un nuovo fidanzato. Non è vero, sono single. Sto in vacanza per i fatti miei, questa è la verità, sono venuta in barca da San Teodoro con la mia amica Francesca. Punto e basta, non voglio recare disturbo a nessuno…». Tutt’intorno, però, è un ronzare di Nikon. A tre metri di distanza, steso su un lettino, ci sarebbe pure il primogenito di Umberto Bossi, Riccardo, ma i paparazzi si concentrano solo su di lei e Noemi di sicuro non si nasconde. Pippo il dj mette la musica a palla e urla al microfono: «Ecco a voi l’unica donna al mondo che si permette di chiamare Papi il Presidenteeee…». Dalla spiaggia si leva un’ovazione, lei alza le mani in segno di saluto, mentre da un tavolo vicino parte il gioco più in voga, di questi tempi, sulla Costa Smeralda: i gavettoni col Moët-Chandon (e Noemi posa con una «magnum»). La vacanza è a ciclo continuo, si parte alle tre del pomeriggio: spiaggia, pranzo, aperitivo, poi discoteca (l’altra sera al Country, ieri notte al Pepero) fino alle sei del mattino, con i cornetti caldi in piazzetta. Infine, ritorno nella villa del manager Dario Sepe che li ospita. Qualche ora di sonno, poi di nuovo al Blubeach. La Certosa è lontana.

Fabrizio Caccia
20 agosto 2009

Da Corriere del Mezzogiorno

Pozzano, il tunnel senza uscita «Lavori in corso» da ben 27 anni.  L’opera avanza di 50 centimetri al giorno.

Progetto dell’82. Il governo: «Tempi imprevedibili»,  ma per il traforo del monte Bianco bastarono 6 anni !!!

NAPOLI — L’ho visto da ragazzino, quando s’andava tutti a Sorrento nella macchina di papà. L’ho visto da adole­scente, quando a Sorrento ci si andava sui cinquantini evitando rigorosamen­te l’autostrada. L’ho visto da ragazzo, quando a Sorrento ci si andava per por­tare a cena le ragazze. L’ho visto da adulto, quando a Sorrento ci si andava per scrivere un pezzo sul traffico del weekend. L’ho visto sempre. Ma non l’ho attraversato mai. Ché il tunnel di Pozzano, quella galleria proget­tata per «rendere più scorrevo­le » il traffico sulla Sorrentina, è lì dal 1982. Come se l’enor­me talpa che doveva scavar­lo fosse caduta in letargo. Come se sessanta e pas­sa milioni di euro non fossero sufficienti. Co­me se quel cartello che annuncia «lavo­ri in corso» non fosse un’offesa a chi lavora dav­vero. È affisso davanti al can­tiere da ventiset­te anni. Pensare che ne sono ba­stati sei per il traforo del Monte Bianco, dieci per quello del San Gottardo, appena quattro per il tunnel di Laerdal, la galleria stra­dale più lunga del mondo. Il pro­fessor Vincenzo Ferro, uno dei massimi esperti in costruzione di tunnel (lavorò nel traforo del Bianco dopo l’incen­dio del 24 marzo 1999) e all’epoca consulente del­­l’Anas, il 29 luglio 2004 dichiarò al Corriere del Mezzogiorno: «Il pun­to di riferimento più valido per Pozza­no è quello del Fréjus». Peccato che per quella galleria siano stati bastati cinque anni.

Il primo scavo - La storia del tunnel che non vede mai la luce inizia nel 1982. Ed è così vecchia che — tra cambi di leggi, mo­difiche di competenze, accorpamenti e scorpori vari dei ministeri — qual­che documento dell’epoca è andato an­che perduto. L’idea di realizzare una galleria destinata a bypassare quel tratto della Sorrentina che co­steggia gli stabilimenti balnea­ri, per la verità, era maturata già alla fine degli anni Set­tanta, quando si iniziò a studiare una soluzione che collegasse di­rettamente Castellammare di Sta­bia a Seiano. Era la cosiddetta «variante di Pozzano». E le ope­re, spiega il ministero della Infra­strutture, «furono avviate nel 1982 con i finanzia­menti dello Stato». E poi? E poi più nulla. Un buco ne­ro. Scrive il ministero nel suo appun­to interno: «I lavori hanno subito una lunga serie di sospensioni, fino a quan­do nel 1996 sono stati definitivamente bloccati per problemi sollevati da due società». Ma cos’è accaduto in quei 14 anni trascorsi dal primo scavo? Chi s’è messo di traverso alla realizzazione del tunnel? E perché? I «chi», per la ve­rità, sono due, visto che agli scavi si oppongono sia la Circumvesuviana che la Scrajo Terme. La prima perché «sollevava problemi in ordine all’inter­ferenza con la vicina galleria ferrovia­ria », i proprietari delle terme perché «convinti che gli scavi pregiudicasse­ro le sorgenti presenti a poca distanza dal tracciato». È con queste obiezioni che deve fare i conti l’Impregilo, socie­tà cui sono affidati i lavori. Il progetto viene rielaborato alla luce dei rilievi, ma gli ostacoli non finiscono qui. C’è n’è uno, terribile, che purtroppo deve ancora arrivare.

Nove anni di stop - Dieci gennaio 1997, un venerdì, giorno di San Aldo. Un’enorme massa di terreno si stacca dalla montagna di Pozzano e frana sulla strada statale tra­volgendo auto e persone. Si conteran­no, alla fine, quattro morti e 22 feriti, alcuni dei quali ripescati in mare. E co­sì, dopo le pastoie burocratiche, le inefficienze, le opposizioni locali, ades­so è una tragedia a fermare i lavori. Che si interrompono la sera di quel dieci gennaio. E non ripartiranno per altri nove anni. È il secondo buco nero della storia. Cosa accade dal 1997 al 2006? Perché dal giorno della frana— quando l’Impregilo aveva già realizza­to 2.700 metri di gallerie — si ferma tutto? Accadono tante, tantissime co­se. Il cantiere, innanzitutto.Dopo quat­tro mesi di stop forzato causa trage­dia, giace abbandonato a sé stesso. Tanto che il sindaco di Sorrento, Raffa­ele Attardi, il 27 febbraio 2001 lancia una proposta: «L’estate s’avvicina, e vi­sta l’emergenza rifiuti utilizzerei la gal­leria di Pozzano come sito di stoccag­gio ». Bel salto, non c’è che dire: da me­gatunnel a megadiscarica. Il 2001 è an­che l’anno in cui, per effetto di un de­creto legislativo (il numero 112 del 1998) la gestione della viabilità passa dall’Anas alla Regione Campania, che a sua volta devolve le competenze alla Provincia di Napoli (che classificherà la strada come provinciale). Un anno dopo, il viceministro Ugo Giovanni Martinat s’interessa al caso dopo le sol­lecitazioni di Luigi Bobbio (ex pm anti­mafia e all’epoca senatore della Repub­blica) e convoca il commissario di Go­verno. Il 31 ottobre dello stesso anno il Cipe sblocca 322 milioni di euro per il «potenziamento della viabilità regiona­le e provinciale». Sembra tutto pronto per ripartire. E invece no. Perché l’Anas, nel frattempo, dopo i «lunghi ri­tardi» ha rescisso il contratto con l’Im­pregilo, e dunque c’è da fare un’altra gara. Visto che un intoppo deve pur es­serci, eccolo servito: «La Regione ha tardato nell’emettere il prescritto pare­re per il conferimento dell’appalto con­corso». Siamo nel 2005. E alla fine la gara — quando sono or­mai passati già 23 anni da quel 1982 — se l’aggiudica un’associazione tempora­nea d’imprese di cui fanno parte la capogruppo Busi impianti , la Torno internazionale , la Società inter­nazionale gallerie (Sig) , la Ellemme im­pianti e i gruppi di progettazione Ita­ca , Technodata e Lombardi Reico.

L’opera «imprevedibile» - La cifra stanziata per i «lavori princi­pali » è di oltre 52 milioni di euro, l’«importo totale» supera i 65. E, il 25 gennaio dell’anno di Pozzano 2006, i lavori vengono finalmente consegnati alle imprese. Tempo previsto per l’ulti­mazione: 1096 giorni. Data di conse­gna: 24 gennaio 2009. E allora perché ad oggi 9 giugno 2009 di quell’opera non c’è traccia? Perché (vedremo poi) l’avanzamento dei lavori è pari nem­meno alla metà del progetto comples­sivo? Ecco come il ministero spiega la vicenda: «Ulteriori problemi insorti hanno fatto slittare i tempi di ultima­zione (…). Una delle criticità principali è rappresentata dal malcontento della comunità di Vico Equense e, in partico­lare, delle associazioni di albergatori e ristoratori che ritengono l’opera dan­nosa per l’economia del territorio (…). Allo stato attuale sono emerse ulterio­ri criticità». Quali? «L’interdizione dal­l’esecuzione dei lavori della Sig , man­dante dell’Ati in quanto in possesso della qualificazione per gli scavi in gal­leria ». L’11 giugno scorso, la società ha dichiarato lo stop delle attività in seguito a un provvedimento interditti­vo emesso dal prefetto di Napoli Ales­sandro Pansa per la mancanza dei re­quisiti antimafia, in riferimento a due vicende giudiziarie che hanno coinvol­to il consigliere regionale Vittorio Insi­gne (padre dell’amministratore della società). «Fatti per i quali è stato assol­to », ha spiegato il suo difensore, l’av­vocato Enzo Maiello. Il 16 giugno, nel frattempo, gli operai della Sig impe­gnati nella realizzazione della galleria hanno ricevuto la lettera di licenzia­mento. E i lavori si sono bloccati. Un altro stop. Accade da 27 anni, per que­sta variante lunga 5 chilometri e 136 metri. Calcolati dal 1982 ad oggi, i lavo­ri procedono al ritmo di 190 metri l’an­no, praticamente 50 centimetri al gior­no. Il sito dell’Anas continua a riporta­re come data di «ultimazione previ­sta » quella 24 gennaio 2009, eppure i dati sono aggiornati al 18 giugno 2009, cioè cinque mesi dopo la previ­sta chiusura di quel cantiere ancora aperto. La data vera, quella reale, be’ quella resta un mistero. Ecco cosa scri­ve il ministero delle Infrastrutture in un documento interno riservato: «I la­vori di scavo, con un avanzamento pa­ri al 50% del progetto complessivo, ri­sultano interrotti. E non è possibile fa­re previsioni circa la loro ripresa e la conclusione dell’opera».

Gianluca Abate

Dal sito dei Radicali - sede Lazio

Mondiali di nuoto, medaglia d’oro alla partitocrazia 

 

(il progetto in foto, nonostante i 400 milioni di euro spesi, non sarà mai realizzato! Vi consigliamo questo link del comitato civico entroterra uno.)

Se il medagliere non risulta particolarmente ricco, di certo l’Italia si è distinta per gli scandali che hanno accompagnato i mondiali di nuoto di Roma. L’evento, che avrebbe dovuto portare prestigio e turismo a Roma, si è rivelato un vero e proprio flop. Dai progetti faraonici di nuovi impianti, si è dovuto presto ripiegare all’angusto Foro Italico. Scandalizzano i 400 (ma c’è chi parla di 600) milioni di euro buttati al vento per cinque maxi impianti dove la parte del leone era fatta dal nuovo Palazzo dello Sport progettato dall’architetto spagnolo Santiago Calatrava che avrebbe dovuto essere completato in due fasi: entro i Mondiali la parte del nuoto, l’anno dopo l’impianto della pallavolo: niente di tutto ciò !

 

Nel frattempo, si viene a scoprire che i finanziamenti hanno favorito la nascita di decine di piscine private contando anche su molte deroghe edilizie ed urbanistiche. Proprio questo fermento edilizio ha portato la magistratura a volerci vedere chiaro: molti di questi impianti, attualmente sotto sequestro, sono beneficiari di deroghe edificatorie, nonostante fossero localizzati in aree vincolate. In buona sostanza, sono stati autorizzati interventi in aree inammissibili e l’ipotesi è quella dell’illecito amministrativo. Se a tutto questo si aggiunge che 400 milioni di euro sono stati letteralmente gettati al vento per opere ormai inutili, si capisce bene come ci siano tutti gli ingredienti per una tangentopoli bis, a livello capitolino, ma non solo. 

Di questa vicenda, ciò che veramente colpisce è il clima surreale, il silenzio che ha contraddistinto i media, soprattutto, le televisioni di Stato che hanno taciuto la notizia. Quando ne hanno dovuto parlare a seguito dei sequestri hanno relegato le notizie in frettolose cronache locali. Questo è un problema di ordine eminentemente politico. La partitocrazia, che tutto muove e controlla, media compresi, è la nemica principale di qualsiasi possibilità di verità e di informazione. Un sistema consociativo, che si fonda sul continuo scambio dei ruoli tra maggioranza e opposizione e rende conseguentemente impossibile l’emergere di alcunché. 

Alcuni esempi chiariranno i motivi dell’omertà della politica. 

Il primo gigantesco scandalo dei mondiali di nuoto di Roma sta nella definizione delle opere, la cui responsabilità ricade interamente sulla precedente giunta Veltroni, che decise di realizzare il palazzo del nuoto affidato a Santiago Calatrava, che per dimensioni e costi non sarebbe mai stato completato in tempo utile per i giorni delle gare. Anche senza la (colpevole) cancellazione da parte del nuovo sindaco Alemanno, il faraonico impianto non sarebbe stato pronto e si era già deciso di ripiegare su un suo ruolo secondario rispetto al Foro Italico. Soldi buttati in partenza quindi.

Il secondo scandalo è quello di aver dato uno spazio inaudito alle strutture sportive private: impianti privati che hanno beneficiato di deroghe spesso inspiegabili e contrastanti con lo stesso Piano Regolatore.

Con queste premesse è del tutto evidente che l’attuale opposizione avendo combinato il pasticcio non ha alcun interesse a denunciare lo scandalo: denuncerebbe se stessa! D’altro canto l’attuale maggiornaza di centrodestra poco può puntare il dito, visto che siamo arrivati a questo punto anche grazie all’immobilismo della Giunta Alemanno, che, anzi, qualche giorno fa, per tentare di cancellare le forzature compiute dagli impianti privati, fa votare al Consiglio comunale un ordine del giorno che arriva ad affermare: «Impegna il Sindaco e la Giunta a superare le problematiche che possono condizionare il potere del Commissario delegato (…) prestando, nel rispetto della legge e delle ordinanze del Presidente del Consiglio, l’intesa necessaria a realizzare interventi in deroga alle vigenti previsioni urbanistiche e al vigente regolamento edilizio». Ciò significa che «attraverso le intese» si cercherà di sanare a posteriori opere private eseguite in modo non conforme alla legge.

È la ferrea gabbia partitocratica che impedisce l’emergere del letamaio e mette a rischio lo stesso funzionamento dello Stato e l’eguaglianza dei cittadini; di fatto chi fa il furbo, magari con soldi e appoggi pubblici, viene sempre “sanato” dalle sue responsabilità, perché tutto continui come sempre e come prima.

Radicali di Sinistra del Lazio
Email:
radicalidisinistra.lazio@gmail.com

 

Beppe Grillo è un serial killer? Un pedofilo, scippa le vecchiette, fa appalti truccati, è stato beccato in gabinetto con una mazzetta? No, Beppe Grillo è il più famoso comico italiano che, part time, da qualche anno fa anche politica, o meglio, esprime liberamente il suo pensiero nelle piazze o nei palacirchi dove si esibisce nei suoi spettacoli d’arte varia, ivi compresa la retorica e l’invettiva. Fa spettacolo e satira con notizie che la maggioranza degli italiani ignora, a volte le cucina in modo sublime, altre volte le condisce in modo esagerato, ma è documentato più di un ottimo giornalista e con qualche etto di cervello in più. Esagera, ma esagerare è il suo mestiere. Ha idee, e in Italia è un miracolo. Fa il tribuno: qui, questione di gusti. È un po’ aizzapopolo, e vabbé. Ma per quale carciofo di motivo non avrebbe il diritto d’iscriversi al Partito Democratico?

La sinistra di una volta sarebbe stata fiera d’arruolarlo fra la propria gente. Questa (che non è più sinistra) ha fifa. Come altro chiamarla? E per non cadere nella trappola di un comico, il Pd ruzzola nel ridicolo. Tanto da dichiarare “No a Grillo, siamo un partito serio”. Un partito davvero serio e democratico (quindi capace anche d’autoironia) l’avrebbe accolto a braccia aperte sia in Sardegna che a Canicattì. Non sarebbe ricorso a mezzucci burocratici e battutine da brontosauri. Mi duole che persino Bersani abbia pontificato che “Il partito non è un autobus sul quale salire e fare un giretto”. Battuta, appunto, da dopolavoro ATAC. E comunque un giretto di Beppe Grillo nel partito sarebbe sempre stato meglio di rimanere fermi come statue del Pincio.

È il solito vecchio problema: fra la comunicazione e il centrosinistra c’è un baratro. Berlusconi avrebbe girato la provocazione a suo favore, Fassino si spara sui piedi: “Noi siamo un partito di gente per bene e seria, non ci prestiamo a provocazioni puramente mediatiche e di spettacolo”. Una dichiarazione che fa quasi tenerezza ma anche spanciare dalle risate, perché un PD che ha fra i suoi dirigenti lo stupratore di Roma (per carità, succede nei migliori partiti) due giorni dopo averlo appreso, dovrebbe esprimersi con maggiore cautela, inoltre un grande comico nobilita e non squalifica, scherziamo? Ma la fifa è cattiva consigliera, e la prosopopea dei brontosauri del Pd peggiora la loro miopia politica. È come se D’Alema e company vestissero ancora con i pantaloni a zampa d’elefante. Sono fuori epoca. Risultato? Grillo può comodamente dichiarare: “Poverini… basterebbe che si trovassero un altro lavoro, almeno il vertice del Pd, e lasciassero andare avanti milioni di persone che vogliono cambiare”.

Sarebbe bastato invece così poco…Franceschini, Bersani, Fassino, avrebbero dovuto dichiarare: “Siamo orgogliosi che un artista italiano, un comico internazionale che oggi ha uno dei blog più letti al mondo, abbia richiesto la tessera del nostro partito. Tutte le volte che siamo stati bersaglio della sua satira non avevamo mai dubitato che il Pd era la sua vera casa. Benvenuto anzi, bentornato Beppe!”. Ma dichiarazioni così le possono rilasciare solo personalità trasparenti, politici “invisibili”, uomini al servizio della democrazia e del bene comune. In fondo, che Grillo volesse candidarsi alla segreteria del Pd non era nemmeno una notizia da prima pagina. Questi sono riusciti a servirgli uno scoop di proporzioni gigantesche. E adesso si spaccheranno fra falchi e colombe, invece di occuparsi di problemi gravi, come la Lega che sta “militarizzando” il nord nel silenzio complice del governo e imbarazzante del partito di cui sopra, per il quale il massimo dell’opposizione è opporsi a Grillo. Non ci si crede. Erano meglio i comunisti che si mangiavano i bambini, questi sono bambini che si sono divorati la parte migliore del comunismo.